
«Non vediamo l’esigenza di organizzare un Consiglio straordinario dedicato a queste questioni, che escono dal nostro ambito territoriale di competenza, e la cui organizzazione implica un costo per la comunità». Queste sono le ragioni con le quali la maggioranza di centro-destra a Lucca ha abbandonato il consiglio comunale, impedendo che dopo gli interventi degli ospiti si potesse discutere la mozione per cessare il fuoco, il riconoscimento dello stato di Palestina e l’educazione alla pace stilata dal Forum per la pace qualche mese fa.
Non si possono occupare del massacro a Gaza che continua da più di un anno, hanno altre discussioni da affrontare (ad esempio l’azzeramento dei contributi per l’affitto per le famiglie più bisognose).
Potrebbe sembrare che i politici di destra a Lucca abbiano una memoria breve, perché per decenni i consigli comunali si sono occupati di questioni generali. E soprattutto, le amministrazioni locali (compresa quella di Lucca) e le regioni hanno svolto un ruolo importante nella formazione alla pace, nella cooperazione internazionale e nelle esperienze di diplomazia dal basso. A partire dalle azioni pionieristiche del sindaco di Firenze (democristiano) Giorgio La Pira, che negli anni ’60 inviava i suoi consiglieri comunali in Medio Oriente e in Vietnam. Inoltre, la Toscana ha una storia significativa in questo senso, a cui ha contribuito molto il lucchese Massimo Toschi, assessore e inviato delle giunte di Claudio Martini ed Enrico Rossi.
Ovviamente questa maggioranza, in cui brillano discendenti non pentiti del MSI e della storia che lo ha preceduto, non è particolarmente sensibile a questi argomenti: uno dei suoi primi atti è stata la chiusura della Casa della Memoria e della Pace fondata dall’amministrazione precedente.
Per avere un’idea della situazione, si ricorda che il consiglio straordinario aveva invitato a parlare, oltre a un rappresentante delle comunità ebraiche, il generale Vannacci. Entrambi hanno gentilmente rifiutato, mentre l’intervento di un rappresentante dell’Associazione Italia-Israele – totalmente allineato con le posizioni del governo Netanyahu e basato sulla tesi che i palestinesi hanno più volte rifiutato il riconoscimento da parte di Israele – ha almeno permesso di fare chiarezza: ciò che viene rivendicato è l’identificazione tra antisemitismo e antisionismo.
Ma c’è altro: una maggioranza consiliare che impedisce la tenuta di una seduta richiesta dall’opposizione e concordata in conferenza dei capigruppo è l’immagine perfetta di una certa visione della democrazia che la rappresenta. Anche qui, in linea con uno stile che parte da Trump e arriva alle azioni autoritarie del governo Meloni: dall’attacco alla separazione dei poteri, all’attacco alla liberta di manifestazione, alla repressione diffusa, alle azioni illegali contro i richiedenti asilo e, infine, a una politica coerente contro i diritti sociali.
In questo scenario, Lucca sembra essere una sorta di laboratorio, locale e a volte grotesco, ma non per questo meno pericoloso. Il partito di maggioranza relativa è FdI. Il sindaco Pardini si presenta come un moderato, ma per essere eletto ha avuto bisogno del voto della destra più radicale (oltre a quello di qualche radical chic, e all’astensione di una parte della sinistra «radicale»). Al primo turno era significativamente dietro, e ha stretto un accordo con Difendere Lucca, ovvero la lista di Casa Pound rinominata in una operazione di mimetismo. Ora questa forza politica ha tre consiglieri e due assessori, fra cui, recentemente, il vicesindaco. Bisogna chiedersi se questo laboratorio diventi un modello.
2024-11-14 00:12:00