
24 febbraio 2025 | 07:48

Picchi: “Oltre all’impianto smantellato a Treviso un tentativo di un’azienda canadese anche in Inghilterra è durato poco”
Emergono importanti novità sull’impianto di trattamento dei pannoloni e assorbenti previsto a Salanetti che, secondo i comitati, aprirebbero un nuovo e “ancor meno rassicurante” scenario sull’intera vicenda.
Liano Picchi, in qualità di portavoce, afferma: “Del Chiaro e Menesini ci hanno raccontato che a Treviso c’era un’azienda che per prima al mondo aveva progettato una tecnologia in grado di recuperare pannoloni e assorbenti sporchi. Una delegazione, che, a quanto ci risulta, aveva più una connotazione politica che tecnica, fu inviata a visionare l’impianto e non sappiamo bene su quale considerazione, ne riportò una valutazione positiva. A noi invece, abbiamo scoperto che i due presupposti su cui era fondata la valutazione erano completamente falsi”.
“La tecnologia su cui l’impianto si basava – dichiara Picchi – era effettivamente così poco funzionale che la stessa proprietà decise, pochi mesi dopo la visita, di smantellarlo, sia per l’insostenibilità dei costi di produzione sia per l’impossibilità di ricollocare sul mercato le scarse materie prime recuperate. Ma la novità che emerge da una ricerca svolta dai comitati evidenzia che la Fater di Treviso non era affatto la prima azienda a aver sperimentato il recupero dei pannoloni e assorbenti, in quanto è stato riscontrato che un altro tentativo simile era fallito alcuni anni prima in Inghilterra. La Knowaste, una multinazionale canadese del settore, vi aveva infatti installato un impianto per il recupero di 36mila tonnellate annue di pannoloni ed assorbenti. Anche in quel caso, come nel nostro, l’apertura era stata preceduta da una serie di roboanti annunci, come il fatto che sarebbe stato il primo di 5 impianti che sarebbero sorti nel Regno Unito, che avrebbero recuperato e riavviato alla produzione il 97% del materiale evitando quindi il rilascio in atmosfera di ben 110mila tonnellate annue di gas serra, e che non avrebbe comportato nessun danno ambientale”.
“Ma i risultati che ne sono seguiti hanno clamorosamente smentito i buoni propositi – conclude Picchi – Infatti, dopo appena venti mesi dalla sua installazione, l’impianto è stato smantellato a causa delle ingenti perdite economiche e dei cattivi odori. Seguito a questa negativa esperienza, tutte le altre aziende progettate non hanno avuto il consenso a partire, compresa quella prevista nei dintorni di Londra. L’articolo del quotidiano specializzato che riporta questa vicenda termina con la seguente frase: l’impresa si indirizza ormai verso l’Africa del Sud. Conclude Picchi. Ora siamo a conoscenza di ulteriori importanti elementi che ci inducono ancor più, a non fidarci delle loro promesse”.
2025-02-24 07:48:00