
Una porta di legno si richiude dietro un consigliere comunale e, sotto i portici di Palazzo Santini, i telefoni squillano all’unisono con la stessa notizia: Elvio Cecchini è il nuovo viso di Azione a Lucca. Pochi minuti dopo, un’email parte per Roma. È quella di Samuele Pierantoni, segretario provinciale del partito, che annuncia le sue dimissioni. «Nomina gravissima», scrive, racchiudendo in due parole la frattura che, in poche ore, ridefinisce il panorama politico lucchese. Tre anni fa, Carlo Calenda esortava la piazza accanto al centrosinistra, alla vigilia del ballottaggio tra Francesco Raspini e Mario Pardini. Oggi, il suo partito nomina commissario cittadino un consigliere che siede nella maggioranza di Pardini, eletto nel 2022 grazie a un apparentamento con l’ex leader di Casapound, Fabio Barsanti. Una parabola che a molti sembra come una svolta di campo e che riporta al centro la domanda che accompagna Azione da mesi: dov’è oggi il confine del suo “centro riformista”?
La direzione nazionale del partito ha affidato il ruolo di commissario comunale a Elvio Cecchini, consigliere della maggioranza e capogruppo della lista civica che porta il suo nome. Il suo mandato istituzionale – “verifica e realizzazione del Piano operativo” – lo colloca al centro della macchina urbanistica lucchese. Quando la notizia si diffonde, tra il 23 e il 27 ottobre, le reazioni non tardano ad arrivare: Pierantoni si dimette, denunciando l’incoerenza rispetto alla linea del 2022, quando Calenda aveva apertamente sostenuto il centrosinistra. «Nel 2022 Cecchini era iscritto ad Azione e fu deferito dopo l’apparentamento con Pardini e Barsanti. Non so cosa sia cambiato», scrive Pierantoni nella sua lettera. Dietro la miccia, c’è la polvere di una vecchia ferita: l’apparentamento del 2022 che ribaltò il ballottaggio. Al primo turno, Raspini era avanti con il 42,65%; Pardini lo superò al secondo, vincendo con il 51,0% dopo l’accordo con Barsanti (9,46%) e Cecchini (2,96%). Quell’alleanza – all’epoca giudicata “innaturale” da Calenda – è oggi la stessa su cui il partito basa la sua nuova struttura cittadina.
La mossa lucchese non arriva isolata. In Toscana, l’autunno 2025 è un domino di commissariamenti: Marco Remaschi si è dimesso da segretario regionale in polemica con il campo largo Pd–M5S, e poco dopo Calenda ha nominato Giulio Cesare Sottanelli commissario regionale. Un segnale di “centralizzazione” che tocca anche le province, dove i quadri locali sono sostituiti da persone considerate più allineate con la direzione nazionale. Il caso lucchese, quindi, è più di un’anomalia locale: è il riflesso di una linea politica che rifiuta l’alleanza con il Pd, si allontana dai 5 Stelle e cerca di occupare lo spazio del centro di governo, anche quando si trova – come a Lucca – all’interno di una maggioranza di centrodestra.
Elvio Cecchini, architetto e personaggio noto della città, è un consigliere comunale con un passato da candidato sindaco. Nel 2022, il suo apparentamento con Pardini gli ha garantito un seggio in consiglio e un ruolo operativo sulla pianificazione urbanistica. Non è assessore, ma ha le mani sul “Piano operativo”, il documento che stabilisce le regole per lo sviluppo e le trasformazioni urbane: un potere discreto ma reale. Con la nomina a commissario di Azione, la linea tra partito e amministrazione si assottiglia: un rappresentante della maggioranza di destra ora guida la sezione locale del partito che, tre anni fa, marciava con Calenda a sinistra del Pd. A complicare ulteriormente la trama c’è Fabio Barsanti, oggi vice sindaco con deleghe pesanti – sport, edilizia sportiva, frazioni, protezione civile, patrimonio – e un passato da leader di Casapound. Il suo nome è legato a doppio filo al 2022: senza il suo apparentamento, Pardini non sarebbe diventato sindaco. Per questo, la nomina di Cecchini ha un significato che va oltre la città: se Barsanti rappresenta la destra identitaria, e Cecchini oggi è commissario di Azione, il segnale politico è inequivocabile. Per Pierantoni e molti iscritti locali, sembra una “collaborazione a destra” mascherata da pragmatismo amministrativo.
Da Roma, la decisione è vista come parte di un progetto più grande: ridisegnare la posizione del partito in vista del 2026, quando in Toscana si voterà in diversi comuni chiave. Secondo i dirigenti vicini a Calenda, l’obiettivo sarebbe rafforzare la presenza territoriale, superando gli schemi tradizionali e costruendo ponti con le amministrazioni “riformiste”, indipendentemente dalla loro etichetta politica. Ma non tutti ci credono. Per molti militanti, la nomina di Cecchini segna una contraddizione frontale con la linea di tre anni fa. Nel 2022, Azione sosteneva il centrosinistra, escludendo alleanze con l’estrema destra; oggi, accredita un commissario che governa insieme a chi di quella destra è simbolo. La stampa parla di “svolta a destra”, ma la verità – come spesso accade – è più complessa: è il tentativo di Calenda di costruire un centro che conti, anche a costo di sporcarsi le mani. Un rischio che potrebbe pagare o esplodere.
Dal punto di vista amministrativo, la nomina di Cecchini potrebbe rafforzare i legami tra Azione e la giunta Pardini, soprattutto nei dossier urbanistici e nei progetti di rigenerazione. Dal punto di vista politico, invece, rischia di rompere definitivamente il partito locale, già provato dai commissariamenti e dalle dimissioni a catena. Nel Pd lucchese si parla apertamente di “capitulazione morale”: il partito di Calenda, dicono, ha perso la bussola e la memoria delle sue stesse battaglie. Dall’altra parte, i sostenitori della mossa parlano di “pragmatismo” e “superamento degli steccati ideologici”.

C’è chi, nel partito, difende la scelta come mossa strategica per radicare Azione in territori dove il Pd è indebolito. E c’è chi, invece, la vede come un corto circuito identitario, una “giravolta” che nega il riformismo liberale in nome della sopravvivenza elettorale. La differenza, come sempre, la faranno i risultati. Se Cecchini riuscirà a incidere sui dossier cittadini – urbanistica, rigenerazione, partecipate – la sua nomina potrà essere vista come segno di maturità politica. Se invece prevarrà la sensazione di incoerenza, rimarrà come una delle pagine più controverse nella storia recente di Azione. Alla fine, tutto si riduce a una domanda antica quanto la politica: contano di più le parole o i fatti?A Lucca, Calenda ha scelto i fatti – o almeno, chi li gestisce. Ma la risposta, come sempre, arriverà dalle urne.
2025-10-27 23:46:00