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Digitalizzazione, Lucca non è smart: tra i capoluoghi peggiori d’Italia per reti di connessione

Lucca è una città “in transizione digitale”. Questa è l’immagine che emerge da ICity Rank 2025, la ricerca presentata al Forum Pa City e dedicata alla misurazione del livello di digitalizzazione dei 108 capoluoghi di provincia italiani.

La valutazione dei comuni è articolata in tre indici basati su 34 indicatori, costruiti su circa 200 variabili: l’indice amministrazioni digitali riguarda la digitalizzazione dell’attività amministrativa, includendo siti web, l’utilizzo dei servizi online e l’adozione delle piattaforme nazionali; l’indice dei Comuni aperti misura il livello di utilizzo dei social media, la diffusione di dati aperti e la disponibilità di app; l’indice città connesse si riferisce alla trasformazione digitale dei servizi urbani, tra lo sviluppo di reti di connessione, sistemi di sensori e dispositivi collegabili, strumenti di analisi e rappresentazione dei dati.

Lucca si situa al 64esimo posto nell’indice delle amministrazioni digitali con 74 punti; al 62esimo posto nell’indice dei comuni aperti con 46 punti e solo al 93esimo posto nell’indice delle città connesse, raggiungendo 45 punti.

Questi risultati, nonostante non collocano Lucca tra i territori più avanzati, indicano un percorso avviato. Nel settore delle amministrazioni digitali, la città mostra un livello discreto: i servizi online sono disponibili, le piattaforme nazionali sono state adottate e alcune procedure sono state efficacemente digitalizzate. Tuttavia, il confronto con i centri più efficienti evidenzia un margine di miglioramento ancora ampio nell’integrazione completa dei servizi e nella loro usabilità da parte dei cittadini.

Il ritardo nell’area dei comuni aperti è molto più evidente, l’indice che valuta la qualità della comunicazione digitale, la diffusione degli open data e l’ecosistema delle app al servizio dei cittadini. Con 46 punti, Lucca si colloca nella parte medio-bassa della classifica, lontano da casi eccellenti come Firenze, che guida la classifica, Roma e Bologna.

Il ritardo più marcato riguarda l’ambito delle città connesse, che include infrastrutture, sensori, reti intelligenti e strumenti di monitoraggio urbano. Qui Lucca si trova tra le ultime posizioni nazionali: un chiaro segnale della necessità di investire in reti e tecnologie intelligenti che consentano alla città di gestire i dati urbani, integrare i servizi e migliorare la mobilità, l’ambiente e l’efficienza energetica.

Lucca non è un caso isolato. Nella stessa fascia intermedia, definita “in transizione” e riservata alle città con un livello digitale compreso tra 51 e 65 punti medi, ci sono ben 46 comuni. Fanno parte di questo gruppo città di diverse dimensioni e tradizioni amministrative: da Ancona a Como, da Novara a Pavia, da Cosenza a Ragusa, da Viterbo a Sassari. Queste sono città che hanno iniziato un processo di trasformazione digitale, ma che non hanno ancora raggiunto la maturità che distingue le città leader. Anche diversi capoluoghi toscani si muovono su questo margine, sebbene con performance generalmente superiori a quelle lucchesi: Pisa, Prato, Grosseto, Livorno e Pistoia occupano posizioni sensibilmente più avanzate, mentre Massa si avvicina più alla situazione lucchese. Firenze rimane leader e Siena sorprende.

Il confronto con le città che guidano la classifica evidenzia la distanza: Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Modena, Parma, Prato, Rimini, Roma, Siena, Torino, Trento e Venezia superano stabilmente gli 80 punti medi e costituiscono il gruppo dei comuni “interamente digitali”. Qui, l’integrazione dei servizi online, la strategia dei dati aperti, la comunicazione digitale, le reti urbane intelligenti e le piattaforme di conoscenza costituiscono parte integrante del modello amministrativo, più che singoli progetti.

2025-12-05 14:27:00