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Gipi allo Spazio Audace di Lucca Comics 2025

Al Lucca Comics abbiamo intervistato Gipi, l’autore della copertina del numero di lancio della nuova rivista La Fine del Mondo e di Masterpiece  Card Series Volume I: Gipi – Walker per Tomodachi

Iniziamo subito con La fine del mondo: come sei stato coinvolto in questo progetto ideato e curato da Maicol & Mirco?
Io sono amico di Maicol, quindi quando ha iniziato a immaginare questa cosa mi ha immediatamente chiesto se volevo farne parte. Ricordo l’importanza che avevano le riviste di fumetti quando ero giovane e il fatto che non ce ne fossero era molto deprimente. Quindi, sia per amicizia sia per questo motivo, gli ho detto che avrei dato una mano se fosse stato necessario. Che poi significa semplicemente dargli una storia e che potesse dire che c’ero anch’io sulla rivista.

La copertina è tua, quindi possiamo dire che la tua immagine è la presentazione ufficiale di questo progetto.
È stata una scelta sua e ne sono stato lusingato.

Ormai hai fatto di tutto: autore di fumetti, di cinema, hai realizzato Bruti e ora c’è anche un nuovo progetto presentato a questa Lucca, una storia muta strutturata in carte, Walker.
Dario Moccia con Tomodachi mi ha coinvolto in questa decomposizione di una storia a fumetti, che era una storia che era rimasta a casa mia e altrimenti non sarebbe mai uscita. Quando loro mi hanno proposto di farla in questo strano formato, in cui abbiamo separato i vignette e poi io ho scritto dei testi per accompagnarle, ho pensato che potesse essere una buona forma. Poi era una storia molto misteriosa quindi si prestava davvero a prendere nuove forme e anche, come ho invitato alcuni ragazzi a fare, dopo averla letta nell’ordine che io gli ho dato, cercare di rimontarla pure, per giocarci davvero.
Mi piacciono tutti gli esperimenti e poi loro sono molto bravi.

Abbiamo notato questa cosa che ci dicevi anche prima: con Tomodachi visualizzi un pubblico molto più giovane rispetto ai tuoi normali lettori. Qual è la tua relazione con questa nuova ondata?
Per me è straordinario per due motivi: il primo è che mi piacciono le persone giovani, mi entusiasma sempre averci a che fare, li adoro. L’altro è che non credo ci sia niente di peggio per un autore che avere lettori che invecchiano e muoiono.
Tra l’altro, incuriositi da questo lavoro, sono subito andati verso lo stand Coconino per prendere i miei libri. Mi chiedevano da quale cominciare e allora gli facevo qualche domanda e li indirizzavo verso un libro o un altro cercando di immaginare i loro gusti. Il giorno dopo avevo già tante messaggi su Instagram che mi dicevano: Ho letto La Terra dei figli, bellissimo!
È una cosa che mi dà davvero la spinta per lavorare, perché la cosa più brutta per chi racconta storie è invecchiare e scollegarsi completamente dal mondo. Io non racconto storie per me stesso, ma perché spero che le legga qualcuno.