

Un estesa critica è arrivata contro la realizzazione dell’asse nord-sud, il cui progetto è stato recentemente approvato in conferenza dei servizi. È provenuta dal comitato ‘Amici di Lucca e i suoi paesi’, che conta tra i suoi rappresentanti l’architetto Claudio Pardini Cattani.
“L’asse nord-sud, già pianificato e disegnato sul Pg del 1958–secondo il comitato– ideato dell’ingegnere Pera, dell’architetto Clemente, dall’ingegnere Lazzareschi e dal professor Roisecco e desiderato dalla precedente amministrazione guidata dal sindaco onorevole Italico Baccelli, mai concretizzato, fu fortemente criticato da Eugenio Luporini che si espresse in questo modo alla conferenza Inu a Firenze nel 1955: “…Un gigantesco marchingegno inflessibile (…) una enorme chiave inglese che afferra Lucca come un dado e la blocca e la soffoca senza fine con la sua testa d’acciaio, mentre il forte manico della pinza si infilza esattamente tra il bel fiume e il tremante binario della vecchia ferrovia per Castelnuovo Garfagnana. L’ingegnere Bortoli, che all’epoca della stesura del piano era il capo della sezione urbanistica dell’Ut del Comune, venti anni dopo, nel 1976, ha scritto un libro sul Prgc del 1958, in cui si diceva anche: “…La soluzione più sagace sarebbe stata senza dubbio quella del completo rifiuto del piano da parte del Comune o, in seconda analisi, delle autorità superiori…”
“Dopo sessanta anni–commenta il comitato–riemerge questo mostruoso progetto per la realizzazione dell’asse nord-sud, considerato un lavoro di strategica importanza e quindi inserito come parte della legge obiettivo 443/2001, ideata appositamente per accelerare le procedure, dal ministro delle infrastrutture Lunardi, membro del governo Berlusconi II. A tal fine è stato nominato un commissario ad acta. Il progetto definitivo, approvato in conferenza dei servizi, alla fine del 2025, in realtà si è trasformato nel progetto di un “semiasse stradale nord sud” come dice Legambiente. Finanziato e poi uscito di scena l’asse est-ovest, considerato inizialmente indispensabile, per l’efficacia dell’asse nord-sud, eliminato anche il collegamento con l’autostrada, il famigerato asse nord-sud viene ad essere declassato ad una strada con significato urbano che, partendo da Ponte a Moriano finisce vicino all’ospedale
San Luca e che quindi non ha nulla del tanto proclamato progetto strategico originariamente pensato, sollevando anche molti dubbi sulla legittimità della procedura adottata”.
“Nel 2014, erano previsti 78 milioni di euro per gli 11 chilometri totali, equivalenti a 7 milioni di euro al chilometro, nel 2026, per realizzare poco più di 7 chilometri (quindi circa 4 in meno, avendo tagliato una parte), i costi sono comunque saliti a 179 milioni di euro, equivalenti a 25,5 milioni di euro al chilometro. Costi più che triplicati. Un vero scandalo, tenendo conto anche di tutti i costi derivanti dall’impatto dell’opera in questione”.
“Siamo persuasi–afferma il comitato– che la strada da percorrere, oggi, è un’altra, che mira all’implementazione ferroviaria e alla ristrutturazione dei tunnel per permettere il passaggio dei camion su vagoni (in questo senso vanno gli interventi realizzati in Garfagnana dove sono stati costruiti importanti centri di smistamento merci, che potranno finalmente sfruttare la ferrovia). Così come è concepito, questo asse nord-sud non alleggerirà il traffico sulla circonvallazione che di un misero 3 per cento (ciò significa che su 100 camion che in teoria passano dalla circonvallazione ne continuerebbero a passare 97, una diminuzione irrisoria). Ciò non giustifica le decine di milioni di euro che costerebbe, oltre ai costi derivanti dai danni al territorio, dal punto di vista dell’urbanistica, dell’idraulica, del paesaggio, della funzionalità , in quanto verrebbe tagliato a metà e reso invivibile”.
Oggi questa proposta è folle e obsoleta, altamente impattante sul territorio della pianura di Lucca con conseguenze disastrose per la delicata e fragilissima situazione idraulica, insistendo per gran parte sul vecchio alveo del fiume Serchio, dove la falda freatica affiora in superficie (vedi laghetti di Lammari, considerati in modo scandaloso dall’Anas come semplici laghi sportivi), a causa di una enorme colata di cemento e asfalto che impermeabilizzerebbe, irrimediabilmente, ulteriori territori agricoli attuali; devastanti per l’aspetto paesaggistico, insistendo anche sulle aree verdi rimaste scampate all’urbanizzazione maniacale e compulsiva degli ultimi venticinque anni; devastanti dal punto di vista urbanistico perché aggraverebbero esponenzialmente la situazione edilizia e infrastrutturale caotica sviluppatasi nella Piana e vicino alla Città, sedimentazione ancora in evoluzione, che non mostra segnali di ripensamento e che vede codificate nella pianificazione urbana, recentemente approvata, disastrosi programmi di ulteriore cementificazione e impermeabilizzazione con un tasso di consumo del suolo tra i più alti d’Italia”.
“Questo progetto è stato oggetto, nel 2014, di una “indagine pubblica” che ha evidenziato le criticità che, dopo 10 anni, sono aumentate esponenzialmente, in relazione all’accelerazione dei cambiamenti climatici che stanno causando disastri frequenti ovunque, e in relazione alle nuove norme sul consumo del suolo (vedi anche l’approvazione delle norme europee del provvedimento Nature Restoration Law) norme che richiedono la necessità di un cambio di paradigma per quanto riguarda la mobilità e il consumo del suolo. Quindi la soluzione non è un progetto che aumenti ulteriormente la congestione del traffico su gomma, ma un progetto che concepisce una diversa mobilità e che realizza una visione complessiva e alternativa dell’infrastruttura sul territorio, che permetta una migliore accessibilità per merci e persone, attraverso una mobilità variabile, che miri a ridurre drasticamente l’inquinamento, il consumo del suolo, garantisca un equilibrio idraulico, non spezzi le relazioni caratteristiche di un’area urbana come quella lucchese, e non la privi dei suoi valori paesaggistici e dell’ecosistema, che non rappresentano solo un aspetto estetico, ma la qualità della vita. Come si realizza tutto ciò? Si realizza cambiando paradigma, ridisegnando la mobilità in modo da poter trasportare merci e persone su rotaia, che permette di intervenire razionalizzando l’attuale viabilità, sciogliendo i nodi critici, realizzando tramvie di superficie”.
“Anche alla luce dei cambiamenti climatici, che stanno mettendo e metteranno sempre di più in crisi i nostri territori, sono quindi indispensabili scelte alternative che prevedono di implementare la ferrovia, potenziando le tratte esistenti con un secondo binario ed elettrificando quelle tratte che ancora non lo sono, realizzando tronchetti ferroviari per le industrie esistenti in modo da far si che le loro produzioni possano essere direttamente trasferite su rotaia; realizzare una tramvia di superficie che colleghi la Città a tutta la piana lucchese e oltre, verso i sobborghi posti ad ovest, sud, nord della Città; migliorare e incentivare i mezzi pubblici locali; realizzare una mobilità lenta con percorsi ciclabili, sicuri e protetti, e contemporaneamente percorsi pedonali. Il cambiamento paradigma di mobilità potrà valorizzare l’intera area urbana, anche ridisegnando le strade che la attraversano, recuperando la loro funzione trasversale; potrà abbattere l’inquinamento migliorando quindi la salute delle persone, potrà migliorare l’accessibilità urbana, in molti casi si potrà procedere alla despavimentazione e recuperare la permeabilità dei terreni e incentivare una riforestazione urbana per mitigare l’effetto del surriscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici. Abbandonare questo progetto del semiasse nord – sud, a favore di una scelta di un paradigma diverso, alternativo alla mobilità privata su gomma, contribuirà a prevenire i disastri sempre più frequenti, che purtroppo si prevedono per il futuro. I mantra del tipo “sono necessarie più strade per decongestionare il traffico” o “ci sono i soldi bisogna approfittarne” sono solo pubblicità ingannevole perché, continuando con questo modello di mobilità, dati alla mano, è dimostrato che più strade si costruiscono e più traffico viene attratto con conseguente congestione del traffico e inquinamento. È fondamentale che le risorse siano utilizzate per opere veramente necessarie e sostenibili, piuttosto che in opere che provocherebbero danni enormi e irreparabili e quindi costi molto alti per la collettività. Il comitato Altrestrade, supportato dai cittadini, meritoriamente ha deciso di presentare ricorso al Tar, sollevando gravi dubbi sulla regolarità degli atti amministrativi. Facendo ciò, il Comitato evidenzia anche il sostanziale fallimento della classe politica”.
2026-01-11 11:08:00