
Lucca, 25 gennaio 2026 – Il dibattito è particolarmente sentito in tutte le città e anche a Lucca la questione delle “Zone 30” è al centro di un vasto interesse. Dopo la recente sentenza del Tar dell’Emilia Romagna, che ha invalidato la decisione della giunta bolognese guidata dal sindaco Matteo Lepore di generalizzare la riduzione del limite di velocità a 30 chilometri all’ora su gran parte della rete viaria urbana, la questione dovrà essere affrontata rivedendo i principi normativi.
Principi che, chiunque amministri, dovrà tener conto perché le ordinanze sui limiti di velocità a 30 chilometri all’ora, non possono essere emesse in deroga a quanto previsto dal Codice della Strada. Il Comune può stabilire limiti inferiori – quindi da 50 a 30 chilometri all’ora – dove la sicurezza stradale è realmente in pericolo, come nelle vicinanze di scuole, ospedali, parchi gioco e dove gli utenti sono più vulnerabili, anche a causa della mancanza di itinerari capaci di garantire la loro incolumità. A Lucca, dove esistono numerose Zone 30, ulteriori misure dovrebbero prevedere un’analisi dettagliata, strada per strada, dove sia possibile applicare realmente la restrizione di velocità.
Una voce tutta lucchese che da anni risiede a Bologna, offre la propria prospettiva sull’utilità delle “Zone 30”, avendo personalmente vissuto la misura della città di San Petronio, al centro dell’attenzione dopo la sentenza del Tar. Dina Giuntoli è originaria di Lunata ma vive e lavora con il marito a Bologna da alcuni anni. “Non mi sono opposta all’idea di rendere la città più sicura, e indubbiamente la velocità è un elemento essenziale – afferma – credo tuttavia che l’errore sia stato quello di un ragionamento troppo generalizzato, rispetto all’applicazione su strade con caratteristiche diverse tra loro”. Giuntoli continua: “Mi sono trovata a percorrere strade larghe, rettilinee e allora ci si chiede se, in casi come questi, avrebbero potuto fare una valutazione diversa; insomma, non penso che il nuovo limite debba essere applicato all’80% della rete stradale urbana, penso quindi alle zone più periferiche come quella in cui vivo, perché – credetemi – in questo caso è davvero difficile spostarsi”.
Secondo Giuntoli, “alla fine non è la misura in sé ad essere sbagliata, e sono certa che molti bolognesi che tengono alla sicurezza la pensano così, ma la sua applicazione indiscriminata; so che tutto è partito dai tassisti che, con i limiti imposti, lavorano indubbiamente di meno: non entro nel merito delle loro rivendicazioni – sottolinea Giuntoli – perché considero solo una questione di sicurezza, ma vorrei sottolineare che sui viali di Bologna, il limite di 50 chilometri all’ora sarebbe più che adeguato, magari con una maggiore presenza di pattuglie che scoraggino le violazioni dei limiti; tra l’altro – conclude – ricordo che all’inizio la polizia locale multava se andavi a 34 chilometri all’ora, mentre successivamente, gli stessi controlli, sono notevolmente diminuiti: auspico quindi una revisione dei limiti di velocità in base a un’analisi più attenta della rete stradale”.
2026-01-25 04:05:00