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Monossido di carbonio a Rughi: quattro morti in una casa, il killer silenzioso colpisce ancora e Porcari è sotto choc

Una casa normale, in una frazione tranquilla come Rughi, a Porcari. Luci spente da ore, silenzio surreale. Poi l’allarme dei vicini, i carabinieri che forzano la porta, e la scoperta che nessuno vorrebbe fare: padre, madre e due figli – 22 e 15 anni – senza vita, stroncati dal monossido di carbonio. Una quinta persona, forse un parente o un ospite, è stata portata in codice rosso all’ospedale, lottando per la vita. È successo nella notte tra il 4 e il 5 febbraio 2026. Lucca in Diretta ha dato la notizia in tempo reale, scatenando un’onda di messaggi, condivisioni, paura. La Lucchesia si sveglia con un nodo in gola: il “killer invisibile” ha colpito di nuovo, proprio quando l’inverno morde e le caldaie lavorano senza sosta.

La dinamica è ancora al vaglio dei Vigili del Fuoco e dei carabinieri: si ipotizza un malfunzionamento della caldaia, forse un camino ostruito o un impianto non revisionato da troppo tempo. Il gas si è diffuso lentamente, senza odore, senza rumore, rubando ossigeno e lasciando solo confusione, mal di testa, sonnolenza irreversibile. I soccorritori stessi hanno rischiato: tre carabinieri sono stati intossicati durante i primi interventi e hanno dovuto essere curati. La casa è diventata una camera a gas invisibile, e chi ci viveva non ha avuto scampo.

In Toscana l’inverno 2025-2026 sta lasciando un bilancio pesante. La Regione ha lanciato da settimane la campagna “Il monossido di carbonio può uccidere”, con poster nei comuni, avvisi su Facebook, raccomandazioni chiare: revisionare caldaie e stufe, installare rilevatori, arieggiare le stanze. Eppure, come dimostrano i numeri del Centro Antiveleni di Careggi e gli interventi dei pompieri, i casi si moltiplicano proprio nei mesi freddi. A dicembre 2024 in Lucchesia 14 persone sono state intossicate da una stufa a gas. A marzo 2025 una 22enne grave a Capannori dopo una fuga in una casa colonica. Ora questa tragedia familiare a Porcari. Il pattern è sempre lo stesso: impianti vecchi, manutenzione saltuaria, case popolari o affittate dove i controlli scarseggiano.

E qui entra il nodo che fa discutere nei gruppi WhatsApp della Piana di Lucca e sui social: perché continuiamo a contare i morti prima di agire davvero? I Vigili del Fuoco ripetono da anni che il 90% degli incidenti si evita con una revisione annuale da un tecnico qualificato. L’ASL e la Protezione Civile spingono per i rilevatori di CO, obbligatori in molti Paesi ma ancora opzionali in troppe abitazioni italiane. Nei condomini e nelle villette di periferia, spesso i proprietari rimandano per risparmiare, gli inquilini non osano insistere. Risultato: intere famiglie esposte a un pericolo che non vedono, non sentono, non annusano. A Porcari ora si parla di “caldaia difettosa”, ma quante altre sono là fuori, pronte a tradire?

La comunità è scossa. Su Lucca in Diretta i commenti si sovrappongono: “Povera gente, non meritavano questo”, “Bisognerebbe obbligare i controlli ogni anno”, “Nei vecchi edifici è una roulette russa”. C’è rabbia verso chi affitta case senza certificazioni, paura per i propri figli che dormono vicino a una stufa accesa, sensi di colpa collettivi perché “si parla sempre dopo”. Il monossido non fa rumore, non lascia segni evidenti, ma lascia ferite profonde: una famiglia albanese – come molte altre nella zona – sterminata in poche ore, mentre fuori la vita continuava all’oscuro.

I carabinieri stanno ricostruendo le ultime ore: forse un malore scambiato per influenza stagionale, forse nessuno ha chiamato aiuto in tempo. Intanto i pompieri invitano tutti a verificare gli impianti prima che sia troppo tardi. La Regione Toscana ha già promesso controlli rafforzati, ma la domanda rimane sospesa nell’aria gelida di febbraio: quante altre case, quante altre famiglie, quante altre caldaie silenziose stanno aspettando il loro turno? Il monossido non perdona distrazioni. E Porcari, oggi, lo sa meglio di chiunque altro.

2026-02-05 07:25:00