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Pro-Gest di Altopascio, scetticismo dei lavoratori sul piano di risanamento aziendale

I lavoratori della Pro-Gest di Altopascio, riuniti in assemblea il 17 febbraio scorso, non si sono sentiti tranquilli dal resoconto fatto dalle segreterie sindacali di Slc Cgil e Fistel Cisl dell’incontro avuto al Mimit il giorno precedente. In quell’occasione l’azienda era stata richiamata dal ministero a fare il punto della situazione con le istituzioni, comprese quelle regionali, e con i sindacati di tutti i territori dove il gruppo industriale ha stabilimenti (22 in Italia, di cui 4 in Toscana; 1200 lavoratori, di cui meno di 300 in Toscana, divisi nei 4 stabilimenti tra Sesto Fiorentino, Altopascio e Capannori). Hanno discusso il piano di ristrutturazione elaborato con i principali creditori che detengono le obbligazioni di debito, “il cui importo totale – dicono i sindacati – è stato stimato a 655 milioni di euro”.

“Il piano – spiegano Fistel Cisl e Slc Cgil – è basato sulla cessione di beni aziendali e proprietà immobiliari a uso diverso da quello produttivo. Questo dovrebbe essere realizzato nei primi due anni di attuazione del piano, entro il 2028. In quell’anno, se i risultati ottenuti non saranno sufficienti, potrebbe avvenire una possibile accelerazione del processo di dismissione, con la potenziale vendita di altri stabilimenti. La Toscana sarà coinvolta in queste decisioni obbligatorie: oltre alla noto trasferimento della produzione della Cartonificio Fiorentino (Sesto Fiorentino), che comporterà la chiusura di quell’attività e la vendita dell’immobile, c’è anche la decisione di mettere in vendita entrambi gli stabilimenti (cartiera e trasformazione) Tissue della Tolentino, situati nel comune di Capannori. Queste sono alcune delle condizioni imposte dall’accordo raggiunto con i detentori delle obbligazioni di debito non pagate da Pro-Gest, tra cui Carlyle e altri importanti investitori, che obbligano a intraprendere un percorso orientato alla vendita, i cui ricavi serviranno unicamente a soddisfare questo tipo di creditori”.

“C’è scetticismo sul fatto che tutti gli altri soggetti coinvolti, compresi i lavoratori stessi, saranno effettivamente tutelati alla fine – dicono i sindacati – A Altopascio, ai tempi dell’Ondulati Giusti, c’erano oltre 200 lavoratori. Avevano 3 linee di produzione che facevano tre turni ciascuna al giorno e le spedizioni erano continue. Oggi, un ondulatore non ancora completato si trova in un’ala del nuovo capannone, gli altri due ondulatori fanno 4 turni complessivi al giorno, il personale è circa la metà e ci si sente come se si vivesse alla giornata, con l’attività che va avanti grazie agli sforzi dei dipendenti, che vanno in fabbrica tutti i giorni per svolgere il loro lavoro, nonostante le carenze organizzative e gestionali, figlie della situazione in cui si trova il Gruppo. Su richiesta del Ministero, che continuerà a monitorare l’andamento della crisi aziendale, si ricominceranno i tavoli regionali, per esaminare nel dettaglio il piano e gestirne i possibili effetti, mettendo a disposizione tutti gli strumenti utili nelle possibilità delle istituzioni”.

“Nel frattempo, si attende, entro il 31 marzo – conclude – la relazione del perito, che deve attestare la fattibilità del piano, e l’approvazione successiva del giudice incaricato del tribunale competente, che deve emettere una decisione definitiva sull’omologazione dell’accordo di ristrutturazione del debito, entro il 30 giugno”.

2026-02-19 17:53:00