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A Lucca, il piccolo mondo dei sentimenti di Emilio Malerba

Il percorso cronologico, che include anche un ritratto di Malerba realizzato da Primo Sinopico nel 1917, inizia, dopo gli studi all’Accademia di Brera, con i suoi primi passi nel 1906 in uno stile simile al tardo Scapigliatura. In breve tempo, Malerba si distingue nella grafica pubblicitaria con manifesti in tono Belle Époque, tra cui quelli per l'”Amaro Ramazzotti” di Milano e per i “Grandi Magazzini Italiani E. & A. Mele & C” di Napoli. L’interesse per la figura femminile maturato in quel periodo si evolve rapidamente verso la rappresentazione dell’interiorità dei soggetti, culminando, tra il 1916 e il 1920, in una forma precisa, ma al tempo stesso sospesa, capace di rivelare l’essenza misteriosa e inafferrabile del piccolo universo domestico, scelto da Malerba per la sua indagine. Figure e oggetti sono catturati in una quotidianità intima, delicata ma di notevole potenza introspettiva. Questo incantesimo e sospensione dominano opere come “Ritratto di giovinetta” (1919) o “Femmina volgo”(1920), collegando Malerba ai caratteristiche del cosiddetto Realismo magico, evidenti nel nucleo di opere esposte alla XIII Biennale di Venezia nel 1922, tra cui “Le maschere”. Nello stesso anno si riferisce la fondazione di “Novecento”, con il supporto critico di Margherita Sarfatti, per un “ritorno all’ordine” dopo le sperimentazioni avanguardistiche degli anni Dieci, avendo come riferimento l’antichità classica e l’armonia nella composizione. Un impianto più solido nel rendere il volume dei corpi domina infatti “Nudo con capriolo” (1923-24), “Bambine al pianoforte” (1924) o “Le amiche” (1924).

La mostra di Lucca sarà una sorpresa“, commenta Elena Pontiggia, “perché è la prima retrospettiva di Malerba dopo quasi un secolo: l’ultima si è tenuta alla Galleria del Milione nel 1931, poi niente di più. Documenta la particolare sensibilità di Malerba, che suggeriva le sensazioni e, per così dire, i battiti del cuore delle sue figure attraverso un gesto momentaneo, uno sguardo. Penso, ad esempio, all'”Onomastico della nonna” del 1910, in cui una bambina porta i fiori alla nonna per l’occasione, ma non è un giorno di festa perché la vecchia signora è malata: noi non la vediamo, ma intuiamo tutto dall’espressione malinconica della nipotina. In “Bambine al pianoforte” del 1924, tre piccole studentesse, ma per una di loro ha posato un maschietto, studiano e cantano insieme, ciascuna con un atteggiamento diverso e una diversa concentrazione. Nelle opere di Malerba si riscontra un piccolo mondo di sentimenti, a volte di risentimenti, ma anche di timidezze e sorrisi, malinconie e tenerezze“. La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Edizione Fondazione Ragghianti Studi sull’arte, con saggi storico-critici dei curatori e di Daniela Ferrari.