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Guerra USA-Israele-Iran, preoccupazione delle industrie di Lucca, Pistoia e Prato

LUCCA – Le industrie di Lucca, Pistoia e Prato sono preoccupate per le ripercussioni della nuova guerra tra gli Stati Uniti, Israele e Iran.

Le prime conseguenze sono già visibili ed estese: il prezzo del gas metano è quasi raddoppiato (ieri ha chiuso a 53 euro al megawattora, raggiungendo anche i 60), e anche il petrolio è in aumento, sebbene in misura minore. La tendenza di oggi, nonostante le fluttuazioni, sembra generalmente in calo, ma l’immagine complessiva non offre certezze.

L’accessibilità dello Stretto di Hormuz (che si ritiene chiuso o aperto a seconda dei punti di vista dei combattenti) ha gravi ripercussioni sui collegamenti di entrata e uscita tra l’Asia e l’Europa: il dato più significativo è che un quinto delle forniture di petrolio e gas naturale liquido, provenienti principalmente dal Qatar, passano attraverso quel canale marittimo.

Fabia Romagnoli

Per l’Italia, in termini di disponibilità di forniture, non sembrano esserci gravi problemi nel breve periodo, dato che una fornitura significativa di gas per il mese di marzo è transitata attraverso lo Stretto di Hormuz poco prima dell’inizio delle ostilità. Tuttavia, è chiaro che se, come previsto dal Presidente Trump, la guerra dovesse proseguire per diverse settimane, la situazione potrebbe cambiare anche sotto questo aspetto; solo oggi abbiamo appreso che, ad esempio, l’Iraq ha drasticamente ridotto la sua produzione di petrolio greggio.

Nel frattempo, oltre al preoccupante aumento dei costi energetici e al crollo dei mercati azionari – che oggi sembrano in recupero – l’effetto più immediato è stato un decuplicamento dei costi assicurativi marittimi per le navi commerciali che transitano dal Golfo Persico: le conseguenze sui noli e sui prezzi delle merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, sono ovvi.

Tiziano Pieretti

“Stiamo assistendo all’ennesimo shock economico e geopolitico di questi anni,” commenta la Presidente di Confindustria Toscana Nord, Fabia Romagnoli. “Le ripercussioni negative sul commercio internazionale sono inevitabili, come abbiamo già sperimentato con i conflitti precedenti e con politiche come i dazi statunitensi. Per un Paese come il nostro, questa è una notizia pessima: siamo molto dipendenti da forniture energetiche esterne, siamo continuamente penalizzati da politiche energetiche inefficaci a livello nazionale e spesso contestate a livello europeo, e le nostre aziende fanno fatica a competere a causa di questi ed altri divari. Proprio ieri, a Prato, abbiamo ospitato la prima presentazione italiana del rapporto di Confindustria ‘Esportare la Dolce Vita’, un documento che tra l’altro esplora le potenziali opportunità di crescita delle esportazioni del nostro settore manifatturiero. In questo contesto, sarà difficile sfruttare le opportunità e mantenere le posizioni già acquisite. Per le aziende di Prato, la questione si pone con forza sia dal punto di vista dei costi energetici, se la situazione attuale dovesse persistere, sia per gli effetti destabilizzanti sulla circolazione delle merci e per la probabile compromissione ulteriore della domanda di prodotti locali, almeno nelle aree interessate dal conflitto.”

“Quanto sta accadendo in questi giorni è, nella sua gravità, la dimostrazione di quanto il mercato energetico sia influenzato da manovre speculative,” sottolinea Tiziano Pieretti, Vicepresidente di Confindustria Toscana Nord con incarico all’energia. “L’aumento del prezzo del gas che abbiamo visto ieri non ha una vera logica di mercato. Il confronto con ciò che è accaduto per il petrolio, che ha avuto aumenti molto più contenuti e comunque considerabili normali rispetto al contesto, ci dice chiaramente che il brusco aumento del prezzo del gas è il frutto di manipolazioni che hanno poco a che fare con le normali dinamiche di mercato. Queste manipolazioni colpiscono il TTF, il mercato europeo del gas naturale, provocando oscillazioni ingiustificate. Gli effetti potenziali per le aziende e le famiglie sono gravi e corriamo il rischio di continuarli a subire sei il conflitto non troverà, come speriamo, una risoluzione rapida. È necessario lavorare per rendere il mercato del gas più stabile e libero da movimenti speculativi.”

Massimo Capecchi

“Ad un quadro di incertezza, che già di per sé non favoriva gli scambi commerciali, si aggiunge ora una preoccupazione enorme: per le ripercussioni del conflitto, per la sua inevitabile estensione, per l’impossibilità, al momento, di prevederne la durata,” osserva Massimo Capecchi, Vicepresidente e delegato all’internazionalizzazione di Confindustria Toscana Nord. “Per gli imprenditori, i loro clienti, il personale commerciale e i tecnici delle aziende è difficile viaggiare con serenità; l’idea di un grande mercato mondiale non è più così scontata, e le imprese come le nostre, particolarmente orientate all’export, stanno già subendo le conseguenze. I costi dell’energia e del trasporto sicuramente aumenteranno, anche a causa della situazione nello Stretto di Hormuz: è impensabile che questi due fattori non influenzino il costo delle merci, e quindi la competitività stessa delle aziende che devono esportarle. In questo contesto, non possiamo fare altro che affidarci ai governi – naturalmente anche al nostro – e sperare che prevalgano le persone di buona volontà: la speranza primaria è che cessi immediatamente l’uso delle armi, in attesa di risolvere in modo ragionevole un conflitto le cui conseguenze potrebbero essere indicibili.”

2026-03-04 19:56:00