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Nel 40 percento dei casi, si riscontra violenza economica nei centri di assistenza

Tra le donne che si rivolgono al Centro Antiviolenza Luna, un’organizzazione che opera sul territorio da diversi anni per sostenere e accompagnare le vittime di violenza di genere, circa il 40% delle situazioni gestite riscontrano anche forme di violenza economica.

Questi sono casi in cui il controllo del denaro, la dipendenza economica o l’impossibilità di lavorare diventano mezzi di pressione e limitazione della libertà personale.

I dati sono stati presentati durante l’incontro Diritti, lavoro, cultura: essere donne oggi, che ha fornito uno sguardo reale sulla situazione sul territorio: nel 2025, 397 donne si sono rivolte al centro, mentre 45 donne con 52 bambini sono state ospitate nelle case rifugio, strutture protette che accolgono coloro che devono fuggire da situazioni di violenza domestica.

Proprio da questi numeri è iniziato il confronto che si è tenuto nella Sala consiliare del Comune di Capannori, gremita di pubblico, nell’ambito della serie di incontri Parliamone Insieme – Salute, scuola, lavoro, diritti, futuro, promossa dal Partito Democratico di Capannori.

La serata si è aperta con i saluti del sindaco Giordano Del Chiaro e ha compreso gli interventi di Cristina Manetti, assessora regionale alla cultura e all’uguaglianza di genere della Regione Toscana; Alessandra Nieri, portavoce della Conferenza Donne Democratiche di Lucca; Francesca Fazzi, editrice; Daniela Elena Caselli, presidente del Centro Antiviolenza Luna.

L’incontro è stato moderato da Laura Lionetti, capogruppo del Partito Democratico nel consiglio comunale di Capannori.

Nel corso del dibattito è stato evidenziato come la violenza economica rappresenti una forma di abuso spesso meno visibile ma altrettanto diffusa. Può manifestarsi attraverso il controllo delle spese, l’appropriazione indebita del denaro, l’impedimento a lavorare o la totale dipendenza economica dal partner.

Inoltre, il confronto ha ripercorso la storia dei diritti delle donne in Italia: dal riconoscimento del diritto di voto nel 1945-1946, alle riforme degli anni ’70 – che comprendono il divorzio, la riforma del diritto di famiglia e la legge 194 – fino alla legge del 1996, che ha riconosciuto la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro il pudore pubblico.

Sono stati ricordati anche alcuni dati che delineano le disuguaglianze ancora presenti nella società italiana: il 61% delle donne riceve domande sui figli o sulla gravidanza durante i colloqui di lavoro, oltre 7,8 milioni di donne tra i 15 e i 64 anni non fanno parte del mercato del lavoro e il 71% del lavoro di cura non retribuito continua a essere svolto dalle donne.

“Fra due giorni sarà l’8 marzo e sono passati ottant’anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne. I diritti che oggi consideriamo acquisiti sono il risultato di lunghe e coraggiose battaglie delle donne che ci hanno preceduto. Ma non sono mai definitivi: devono essere difesi e rinnovati ogni giorno“, ha ricordato Cristina Manetti, assessora regionale alla Cultura e all’Uguaglianza di Genere.

“La lotta per la parità non può essere confinata a una ricorrenza simbolica come l’8 marzo, ma deve diventare un impegno quotidiano per le istituzioni, la politica e la società. I dati sulla violenza economica ci ricordano quanto sia ancora fragile l’autonomia di molte donne e quanto sia importante continuare a investire in strumenti di protezione, servizi e opportunità di indipendenza”, ha dichiarato Laura Lionetti, capogruppo del Partito Democratico nel Consiglio comunale di Capannori.

L’iniziativa fa parte del percorso intrapreso dal Partito Democratico di Capannori con Parliamone Insieme, una serie di incontri pubblici dedicati ai principali argomenti sociali – dalla salute al lavoro, dalla scuola ai diritti – con l’obiettivo di creare momenti di confronto e approfondimento aperti al pubblico.

Generico marzo 2026

2026-03-06 14:34:00