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Quando Giuseppina Pesce fu arrestata a Lucca per evasione: l’inizio della ‘seconda vita’ della regina delle collaboratrici di giustizia

di
Vincenzo Brunelli

L’intuizione della pm Alessandra Cerreti nel 2011 e la “caccia all’auto” che ha salvato la vita alla donna che ha fatto arrestare i boss di Rosarno

La più importante collaboratrice di giustizia della ‘ndrangheta calabrese, Giuseppina Pesce, con le sue rivelazioni ha fatto arrestare, processare e condannare decine di boss e picciotti del potente e feroce clan Pesce-Bellocco di Rosarno. Una storia che affonda le sue radici nelle dinamiche familiari di un’organizzazione criminale che si basa esclusivamente su vincoli di parentela, oltre a tutto il resto, come motivo di credibilità e affidabilità, in un mondo caotico e apparentemente senza regole come quello delle mafie.

Le donne della ‘ndrangheta rappresentano un capitolo particolare per il ruolo che ricoprono all’interno dei clan e in quanto madri. Un telefilm negli ultimi anni, che ha raccontato anche la storia di Giuseppina Pesce, ha come titolo non a caso “The good mothers”. Pochi sanno o ricordano che questa storia passa anche dalla Toscana e da Lucca e anzi proprio qui inizia la vera seconda vita di Giuseppina Pesce, quando per sua stessa ammissione “una settimana prima di tornare in Calabria porto mia figlia in Toscana, a trascorrere un fine settimana con un’amica. Siccome ero agli arresti domiciliari, mi arrestano per evasione. Così mi hanno salvato la vita“. Questo e altro Giuseppina lo ha riferito ad Aldo Cazzullo in un’intervista esclusiva sul Corriere della Sera.

Ma cosa è successo a Lucca quella notte del 2011? L’anno precedente, Giuseppina era finita in un blitz della DDA coordinato, tra gli altri, da una donna, il PM Alessandra Cerreti, una donna “dall’altra parte” rispetto a Giuseppina, ma che nel 2011 le ha letteralmente salvato la vita. Giuseppina non riesce a sopportare il rigido regime carcerario, il 41 bis, e inizia a collaborare, raccontando tutto ciò che ha visto e vissuto dalla sua nascita a Rosarno, in Calabria.

Ma non è ancora una decisione matura e consapevole e i suoi tre figli, all’epoca di 14, 9 e 3 anni, vogliono tornare a casa da quella località protetta che percepiscono come soffocante. È difficile trovare il coraggio necessario di fronte a figli che piangono e parenti che riescono a fargli arrivare messaggi rassicuranti attraverso i social. Giuseppina cede e decide di tornare in Calabria e ritrattare, cosa che sarebbe stata la sua condanna a morte, come è accaduto per altre donne nelle sue stesse condizioni.

Ma prima di tornare decide comunque di accontentare i figli e fare un viaggio a Lucca dove si era trasferita una compagna di classe della figlia maggiore e con l’auto di un amico nel 2011 si reca in Toscana. Non usano la sua auto e se non fosse stato per un localizzatore sul telefono, installato dalla DDA calabrese per tracciare i suoi movimenti, chissà cosa sarebbe successo.

Il PM Alessandra Cerreti nota un movimento strano. Il localizzatore indica che l’auto su cui sta viaggiando Giuseppina si sta dirigendo a sud e non a nord per tornare in località protetta alla fine del viaggio a Lucca e a quel punto capisce. Non c’è un attimo da perdere ma la situazione è complessa perché il giudice sa più o meno dove si trova l’auto ma non sa di che tipo è. Le consultazioni con i carabinieri toscani sono frenetiche in quei minuti di una travagliata notte di aprile del 2011 e viene presa una decisione di quelle che non si prendono facilmente.

L’auto sta viaggiando sulla strada interna che da Lucca va a Pisa e si decide di mobilitare tutte le forze a disposizione quella notte per controllare le auto una per una, alla ricerca di quella con a bordo Giuseppina Pesce, la figlia quattordicenne e l’amico.

Si allestisce un maxi posto di blocco che provoca ingorghi per ore sulla strada ma alla fine Giuseppina viene trovata e, siccome si trova oltre la distanza consentita per legge dalla località protetta, viene arrestata per evasione.

Da lì la sua storia cambierà per sempre, così come quella del clan Pesce di Rosarno e della ‘ndrangheta contro cui, per la prima volta, due donne poco dopo infliggeranno alcuni colpi storici dal punto di vista giudiziario.


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22 marzo 2026

2026-03-22 13:51:00