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Caruso (Noi Moderati): “Infondate e Inaccettabili le Tesi di Capannori 2034 riguardo alla Fine della Vita

6 novembre 2025 | 14:26

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Caruso (Noi Moderati): “Infondate e inaccettabili le tesi di Capannori 2034 sul fine vita”

Il consigliere di opposizione a Capannori: “Quello che difendono non è tutela dei diritto individuale ma eugenetica”

“Il comunicato stampa della lista civica Capannori 2034 a sostegno della legge della Regione Toscana sul suicidio medicalmente assistito parte dal presupposto erroneo e fuorviante che considera il suicidio come un diritto espressione del principio di autodeterminazione sulla propria vita che consente ai singoli di “evitare una fase terminale di degradazione fisica e psicologica insostenibile”, rinforzando così “il valore attribuito alla qualità della vita e all’autonomia dell’individuo”. Lo afferma il consigliere comunale di Noi Moderati, Domenico Caruso.

“Il diritto al suicidio – afferma il consigliere comunale di Noi Moderati Domenico Caruso – esiste solo nella originale elaborazione dottrinale della lista civica di maggioranza, ma non nel diritto positivo italiano che, al contrario, tutela la vita come diritto fondamentale inviolabile e indisponibile, il quale preesiste all’ordinamento giuridico e che in quanto diritto naturale lo riconosce e lo tutela come valore fondamentale su cui si basa la convivenza sociale.”

“Non a caso – continua il leader del gruppo Noi Moderati – che la vita sia un diritto indisponibile è confermato dal fatto che il codice penale prevede il delitto di istigazione e aiuto al suicidio e l’omicidio del consenziente che riflettono l’intento del legislatore di proteggere la vita umana anche nei casi in cui il titolare del diritto intenderebbe rinunciarvi sia mediante l’aiuto di altri sia da soli. Nel secondo caso non vale la mitigante del consenso dell’offeso (articolo 50 del codice penale), che presupporrebbe, infatti, la disponibilità del diritto leso. Se quindi l’ordinamento giuridico considera la vita il primo dei diritti inviolabili da cui deriva l’obbligo dello Stato di proteggerla senza riconoscere al singolo la possibilità di ottenere dallo Stato o da terzi l’aiuto a morire, appare evidente che non può essere legittimamente consentito di porre fine alla propria vita nemmeno nei casi dettati dalla legge della Regione Toscana e derivanti dalle sentenze manipolative e aggiuntive della Corte Costituzionale, visto che, quando viene in considerazione la vita umana, la libertà di autodeterminazione non può mai prevalere sulle ragioni di tutela della stessa. È necessario un bilanciamento che garantisca la sua tutela minima come affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale 50 del 2022”.

“Ma il punto è proprio questo: all’interno di un giudizio costituzionalmente orientato, il bilanciamento avviene tra diritti fondamentali diversi o tra diritti fondamentali e altri principi costituzionalmente tutelati al fine di trovare un punto di equilibrio che non sacrifichi il nucleo essenziale di nessuno di essi – aggiunge Caruso –. Nel caso della legge della Regione Toscana sul suicidio medicalmente assistito, il bilanciamento non è tra diritti di pari valore, ma tra la vita, diritto inviolabile e indisponibile, e la volontà individuale di porre fine all’esistenza, che non è un principio fondamentale dell’ordinamento giuridico. Quindi, se si accettasse la posizione di fondo della legge regionale, si arriverebbe alla inaccettabile conclusione che la vita è tutelata fino al momento in cui l’individuo decide di rinunciarci sulla base di un’espressione di volontà che potrebbe essere condizionata da fattori esterni come solitudine, difficoltà economiche, prostrazione, mancanza di aiuto”.

“In questo modo, – sostiene Caruso, – si creerebbe une disparità di trattamento tra coloro che sono considerati sani per i quali vale pienamente la tutela delle norme del codice penale e le persone sofferenti che, al contrario, possono ricorrere al suicidio con l’aiuto di terzi senza che l’atto di questi sia considerato meritevole di punizione a causa dell’esistenza di cause di non punibilità. Non c’è dubbio in questa impostazione un minor valore attribuito alla vita delle persone sofferenti dato che solo loro possono ricorrere al suicidio per rimediare alla degradazione fisica e alla ridotta qualità della vita. Questo si chiama eugenetica”.

2025-11-06 14:26:00