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“Nel mezzo di uno scenario internazionale sempre più cupo e drammatico, non possiamo restare in silenzio – dice – A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria senza precedenti: migliaia di civili innocenti sono stati uccisi, gli aiuti umanitari continuano a essere bloccati, e interi quartieri vengono rasi al suolo sotto i bombardamenti. A pagare il prezzo più alto sono i più fragili: bambini, donne, famiglie inermi. In Ucraina, a oltre due anni dall’inizio dell’invasione russa, la guerra non accenna a fermarsi. I combattimenti si intensificano, i morti aumentano, le città vengono ancora colpite e la popolazione vive nel terrore quotidiano. La diplomazia tace, mentre le armi parlano”.
“In questo contesto, la risposta dell’Unione Europea appare non solo insufficiente, ma profondamente sbagliata: si alimenta una corsa al riarmo che rischia di trascinare l’intero continente verso un’escalation incontrollabile – prosegue – Si investono miliardi in armamenti, si rafforzano alleanze militari, si normalizza l’idea che la guerra sia inevitabile. Tutto questo è inaccettabile. Noi diciamo con forza: no al riarmo europeo, no alla logica bellicista. L’Europa deve tornare a essere un soggetto politico di pace, capace di costruire mediazioni, cessate il fuoco, vie diplomatiche, corridoi umanitari. Ben venga, in questo senso, il gesto del consigliere Del Debbio di portare la bandiera della pace in consiglio comunale: moltiplichiamo gli atti simbolici, perché sono importanti. Parlano alla coscienza collettiva, generano consapevolezza, fanno comunità intorno alla richiesta di pace”.
“Chi resta in silenzio è complice. Chi sceglie l’indifferenza rinuncia alla propria responsabilità – conclude – Per questo è fondamentale che tutte le forze democratiche e pacifiste facciano sentire la propria voce. Fermare la guerra è possibile. Ma serve coraggio politico. Serve scegliere da che parte stare. E noi stiamo dalla parte della vita, della pace, della giustizia”.
2025-04-30 23:18:00