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Per la Giornata della Memoria, una cerimonia alla pietra d’inciampo per Guglielmo Lippi Francesconi

Cerimonia davanti alla pietra d’inciampo in onore del professor Guglielmo Lippi Francesconi, vittima del nazifascismo nel 1944.

Si terrà martedì (27 gennaio) alle 12, aperta al pubblico, proprio di fronte all’ingresso della casa in cui abitava quando era direttore dell’ospedale di Maggiano fino al giorno del suo arresto. Un luogo simbolico, un emblema per ricordare la figura dell’illustre psichiatra che pagò con la vita la sua dedizione ai malati di mente e ai perseguitati in generale.

Nella Giornata della Memoria, il Centro studi Lippi Francesconi, in collaborazione con altre associazioni e fondazioni, ricorderà la storia del direttore del manicomio dal 1936 al 1944, non solo per la sua tragica fine, ma anche per quanto l’importante lavoro della psichiatria ha contribuito alla cura della malattia mentale. Non fu solo un uomo coraggioso e generoso. Ebbe una grande capacità organizzativa e scientifica nel rimodernare tutto l’ospedale psichiatrico, esprimendo nei suoi scritti la volontà di trasformarlo in un luogo quanto più salubre e sanificante possibile. Diede impulso, tra le molte iniziative e modernizzazioni, alle pratiche innovative dell’ergoterapia e della ludoterapia, grazie al suo grande talento artistico che coltivò per tutta la vita e che lo sensibilizzò all’utilizzo dell’arte per la riabilitazione psichiatrica, della quale fu un pioniere. Queste pratiche sono tuttora alla base della moderna cura della malattia mentale, che prevede il reinserimento lavorativo, abitativo e vari tecniche di arteterapia. Tradito e denunciato, Lippi Francesconi pagò con la vita per aver difeso i diritti dei suoi pazienti, non rivelando la presenza di ebrei all’interno dell’ospedale psichiatrico e rifiutandosi categoricamente di trasformare e falsificare le perizie psichiatriche dei dissidenti, che il regime voleva categorizzare e clinizzare come malati di mente per privarli di ogni diritto. Fu arrestato dai nazifascisti che lo trovarono rifugiato nella Certosa di Farneta, e fu ucciso dopo pochi giorni in provincia di Massa, dove era stato deportato.

Il Centro Studi che porta il nome dell’illustre psichiatra, presieduto dal Professor Enrico Marchi, ha come obiettivo anche quello di preservare e recuperare i luoghi dell’Antico Santa Maria di Fregionaia, come era conosciuto il convento che, prima del manicomio, era stato un luogo religioso, addirittura un eremo, intorno al 500 d.C. Di recente il Centro Studi ha ottenuto attraverso un bando dalla Asl l’utilizzo della vecchia portineria e della tessenda, la cui ristrutturazione richiederà un grande sforzo. Questi locali sono funzionali all’obiettivo principale: combattere lo stigma della malattia mentale, avvicinando in particolare i giovani, proponendo tra l’altro interventi diretti di prevenzione primaria del disagio giovanile nelle scuole superiori e medie della città.

Il centro Studi collabora con molte organizzazioni e realtà locali (Comuni di Lucca e Capannori, Fondazione coesione sociale, Cesvot, Fondazione Mario Tobino, Centro di cittadinanza Il Bucaneve, Associazione musicale lucchese, Società medico chirurgica lucchese, Anpi, Isrec, Associazione Alpa, Archimede, Artespressa e molte altre), oltre a partecipare attivamente anche al Coordinamento toscano per la salute mentale, al Collegio nazionale dei dipartimenti di salute mentale e all’Associazione internazionale di arte e psicologia, come membro del comitato direttivo. Attraverso bandi specifici i progetti sono sostenuti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dal Comune di Lucca.

Il Centro studi e ricerche professor Guglielmo Lippi Francesconi, fondato da Micaela Lippi Francesconi, nipote del celebre direttore di Maggiano, utilizzerà i locali dell’ex ospedale psichiatrico appartenenti all’associazione per raccogliere l’abbondante documentazione sulla figura e l’opera dello psichiatra, oltre a organizzare corsi e attività per i ragazzi con disagio psichico segnalati da strutture e associazioni, così come dalla scuola. Il progetto prevede in sintesi corsi, affidati a volontari e personale con competenze certificate, da inserire in un sistema costante di prevenzione e cura per i ragazzi. Per il loro reinserimento e recupero, nel progetto sono previste molte attività: teatro, musica, fotografia, disegno, comunicazione, tecnologia, agricoltura, sport, cucina, alimentazione.

“L’obiettivo che ci proponiamo – afferma Micaela Lippi Francesconi – non è solo quello di inserire i ragazzi in un sistema di prevenzione clinica attento, ma anche di insegnar loro un mestiere che possa offrire opportunità e li renda autonomi. I casi da seguire sono purtroppo tanti e in forte aumento“.

2026-01-25 12:51:00