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Gestione del servizio idrico, Baronti e Cerasomma: “Capannori richiede il trasferimento alla conferenza territoriale di Lucca

La gestione del servizio idrico integrato in Toscana finisce al centro di una dura riflessione politica che contesta le storiche frammentazioni territoriali della Piana di Lucca.

“La storia dell’evoluzione della gestione del servizio idrico integrato in Toscana sembra suggerire l’esistenza di una oscura regia che, negli anni, è riuscita nell’intento di rendere estremamente complicata la situazione, facendola sembrare incomprensibile e indecifrabile all’opinione pubblica”, attaccano Eugenio Baronti, responsabile regionale del Dipartimento ambiente di Sinistra Italiana, e Francesco Cerasomma, consigliere di Alleanza Verdi Sinistra nel Comune di Capannori. Secondo gli esponenti politici, il risultato è evidente: “La maggioranza dei cittadini, infatti, si è arresa e ha smesso persino di tentare di capire”.

L’anomalia principale reside nei confini burocratici che dividono un’area geograficamente uniforme. “Ancora oggi, dopo oltre vent’anni, non si capisce il motivo per cui sia stata divisa in due conferenze territoriali differenti la Piana, che nel contesto reale rappresenta una unica grande città diffusa: basta guardarla dall’alto dal punto panoramico delle Pizzorne“, spiegano Baronti e Cerasomma, evidenziando i paradossi quotidiani di tale impostazione. “Una delle ebrezze più assurde è che l’acqua tratta dai pozzi sul Serchio, al confine tra i Comuni di Lucca e Capannori, non può essere distribuita a Marlia se proviene da un pozzo posizionato a poche decine di metri oltre il limite amministrativo, se non attraverso un accordo di cessione della risorsa tra due Conferenze territoriali e due gestori diversi. E viceversa: il pozzo situato dieci metri più a nord, nel territorio di Marlia, non può distribuire acqua a San Pietro a Vico, lì accanto ma Comune di Lucca. Quest’assurdità perché le acque dello stesso fiume devono essere separate per decisione politica“.

Un meccanismo intricato che riguarda anche il trattamento delle acque reflue. “Lucca, ogni anno, invia al depuratore di Casa del Lupo di Porcari circa 295mila metri cubi di liquami attraverso tubature che attraversano il Comune di Capannori”, è riportato nell’intervento. “Per fare ciò, la Geal deve stipulare una convenzione e concordare il prezzo con Acque Spa, gestore della CT2 Basso Valdarno, che, a turno, deve trovare un accordo con Aquapur sulle quantità e i costi della lavorazione“.

I due rappresentanti di sinistra individuano, tuttavia, una via d’uscita immediata, fondata sulle normative vigenti: “Esisterebbe, infatti, una soluzione semplice e già prevista dalla legge: sarebbe sufficiente che il Comune di Capannori promuovesse un’iniziativa politica nei confronti degli altri Comuni della Piana per richiedere all’Ait (Autorità Idrica Toscana) il passaggio dalla Conferenza Territoriale CT2 Basso Valdarno alla CT1 Toscana Nord“. Una facoltà esplicitamente normata, poiché “l’articolo 13 della Legge regionale 69/2011, comma 2 bis, prevede che: ‘Su richiesta del Comune interessato, l’appartenenza alle conferenze territoriali può essere modificata con deliberazione della giunta regionale, previo parere della commissione consiliare competente, sentita l’Autorità Idrica Toscana’”.

La tempistica per un’operazione del genere coincide con un’appuntamento decisivo per il capoluogo. “In questo modo si riunificherebbero non solo la Piana, ma anche l’intera provincia di Lucca. Infatti, il 31 dicembre 2026, terminerà definitivamente la gestione della Geal come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, e il servizio idrico del Comune di Lucca verrà gestito da Gaia, che per legge è il gestore unico della CT1 Toscana Nord“. Questa mossa strategica avrebbe un peso significativo sugli equilibri regionali: “Il passaggio del servizio idrico di Lucca e l’unificazione della Piana, con i suoi circa 150mila abitanti, rafforzerebbero l’unico operatore attualmente interamente pubblico della Toscana”.

Il dibattito, comunque, si scontra con visioni antagonistiche e piani di fusione considerati eccessivamente complessi. “Ma le soluzioni più semplici, ovviamente, non appartengono a questo mondo. E così assistiamo a proposte che prevedono la ri-pubblicizzazione di Acque Spa mediante la liquidazione del socio privato Abab Spa (Acea), per poi creare una grande società pubblica che comprenda Lucca, Pisa, Massa e forse Livorno“. Un piano che presenta notevoli ostacoli: “Peccato che, per realizzare tutto ciò, sarebbe necessario riscrivere completamente la legge regionale n. 69/2011 che istituisce l’Ait e le attuali Conferenze territoriali: un’ipotesi molto improbabile, data l’enormità degli interessi economici in gioco e soprattutto lo sbilanciamento dei rapporti di forza politici tra la regione centrale della Toscana — Firenze, Prato, Pistoia, Empoli — e la costa, oggi suddivisa in due conferenze e tre gestori differenti”.

Il costo finanziario per estromettere i privati sembra anche oneroso. “Liquidare il partner privato sarebbe certamente una scelta legale e condivisibile. Tuttavia, per far ciò, i Comuni dovrebbero sostenere una spesa stimata intorno ai 95 milioni, se eseguita immediatamente, o 150 milioni di euro alla scadenza della concessione nel 2031: un importo difficilmente sostenibile in questi tempi. Per questa ragione, la soluzione alternativa sembra già delineata: un ingresso sempre più incisivo di Plures, ex Alia, la multiutility dell’area fiorentina già presente in Acque Spa, che possiede le risorse finanziarie per gestire un’operazione di questo tipo“.

Da qui la richiesta di avviare un confronto aperto e basato sulla trasparenza. “Sarebbe utile intraprendere un dibattito serio e aperto su quale sia la soluzione più vantaggiosa per i cittadini della Piana e della provincia di Lucca: se continuare in suo percorso di liquidazione del socio privato e della creazione di nuove aggregazioni aziendali, oppure valutare la possibilità di una riunificazione territoriale all’interno della CT1 Toscana Nord, entrando in un’entità già completamente pubblica senza la necessità di liquidare quote private. Si tratta di un’importante discussione politica e amministrativa che richiede chiarezza, visione strategica e la capacità di semplificare un sistema che negli anni è diventato sempre più complesso e difficilmente comprensibile ai cittadini. Per questo motivo, sarebbe auspicabile che i Comuni della Piana avviassero un dibattito comune sul futuro della gestione idrica del territorio, mettendo al centro dell’interesse pubblico l’efficienza del servizio e l’unità territoriale della Piana di Lucca“.

2026-05-19 09:54:00