
Vissute a oltre cento anni l’una dall’altra, Elisa Bonaparte Baciocchi (Ajaccio, 1777 – Villa Vicentina, 1820) e Mimì Pecci Blunt (Roma, 1885 – Marlia, 1971) condividevano la stessa visione riguardo alla funzione di una dimora storica. Questo è il tema principale dell’esposizione “Elisa Bonaparte e Mimì Pecci Blunt a Marlia. Due donne, due secoli, una Villa”, che si terrà dal 2 luglio al 16 agosto nella Sala degli Affreschi del complesso di San Micheletto a Lucca, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. L’esposizione si concentra sul dialogo ideale tra Elisa Bonaparte Baciocchi e Anna Laetitia, conosciuta come Mimì Pecci Blunt, entrambe legate alla Villa Reale di Marlia a Capannori (Lucca), che scelsero come luogo di cultura, arte e mecenatismo.
La mostra, curata da Roberta Martinelli, con studi e testi di Simonetta Giurlani Pardini e un progetto espositivo di Lucia Maffei, è sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dal Comune di Lucca. Parte poco dopo una scoperta di grande importanza: il ritrovamento di quindici lettere, di cui dieci completamente autografe di Elisa Bonaparte Baciocchi, di cui alcune sono esposte per la prima volta.
Le lettere del periodo napoleonico scritte direttamente da Elisa sono estremamente rare. Datate tra il 1805 e il 1820, sono indirizzate a vari destinatari, tra cui il fratello Luciano Bonaparte e la famosa educatrice Madame Campan. Le lettere offrono uno spaccato della vita politica, familiare e culturale della principessa, aprendo nuove prospettive di ricerca su di lei e sulla Lucca napoleonica. Queste lettere costituiscono una nuova e importante fonte di studio su eventi, usanze e costumi dell’epoca. La narrazione dell’esposizione si basa su queste nuove fonti documentarie, incentrate su Elisa Bonaparte Baciocchi e Mimì Pecci Blunt. In occasione dell’evento sarà pubblicato un volume a cura di Maria Pacini Fazzi.
Il nucleo centrale del percorso espositivo è il rapporto tra le due donne, ricostruito attraverso la vita di Mimì Pecci Blunt: dalla nascita all’educazione, sotto la diretta supervisione del prozio Papa Leone XIII, una delle figure più importanti della storia della Chiesa, fino al matrimonio con Cecil Blumenthal, da cui nascerà il duo “Pecci Blunt” e, successivamente, l’acquisto della Villa di Elisa Bonaparte Baciocchi.
La prima parte della mostra ripercorre i primi anni di vita di Mimì a Roma, attraverso documenti della sua infanzia: dalla fotografia del suo primo giorno di scuola alla corrispondenza con i genitori, che avrebbe visto solo occasionalmente a partire dai quattro anni. Fin da piccola, frequentò il Collegio romano dell’Assunzione. La vicinanza con Papa Leone XIII segna profondamente la sua crescita, trasmettendole coraggio, visione e spirito innovativo. La seconda si apre con l’acquisto di Villa Reale di Marlia nel 1923. Da quel momento fino al termine della sua vita, nel 1971, la contessa Pecci Blunt si dedica a ricreare nella villa l’atmosfera dell’epoca di Elisa. Constano egualmente l’inventario inedito degli acquisti effettuati, completato dalla stessa Mimì tra il 1923 e il 1926. Dai documenti emerge un forte legame con la figura di Elisa Bonaparte Baciocchi, che ispira l’intera proposta di cultura e identità della residenza. Le foto del matrimonio esposte in mostra – alcune firmate dal fotografo Taponier, ritrattista di nobili e personalità internazionali – evidenziano anche il suo legame con l’aristocrazia napoleonica: il secondo marito della suocera appartenne infatti alla famiglia Talleyrand-Périgord, e il gruppo dei suoi amici più stretti includeva discendenti diretti dell’aristocrazia imperiale, come i de Noailles, i de Beaumont e i Murat.
Insieme all’aspetto sociale, emerge anche quello di ricercatrice: Mimì individua, acquisisce e studia oggetti, mobili e lettere appartenute ad Elisa, muovendosi tra antiquariato, archivi e istituzioni internazionali. Colleziona contatti con numerose personalità dell’universo napoleonico, dagli eredi Murat a Giuseppe Primoli, la cui collezione divenne il Museo Napoleonico di Roma. Per documentarsi su due bassorilievi di Elisa e del marito Felice acquistati in un’asta Vangelisti tenutasi a Villa Mansi, consulta il direttore del Louvre e Paul Marmottan, storico dell’arte e collezionista francese le cui opere, dopo la sua morte, furono donate all’Académie des Beaux-Arts, dando origine al Musée Marmottan Monet e alla Bibliothèque Marmottan. Fa riferimento anche al museo di Malmaison, mettendo in luce una competenza culturale tutt’altro che comune.
Il progetto di Villa Reale mira così a ricreare il “ritorno all’epoca di Elisa”, attraverso il recupero di mobili, ambienti e atmosfere, come se la principessa non avesse mai lasciato la casa. Mimì conduce Villa Reale a diventare un salotto culturale internazionale, frequentato da ospiti come Salvador Dalí, Jean Cocteau, Alberto Moravia, Jacqueline Kennedy e la principessa Margaret d’Inghilterra. La moda rappresenta un elemento essenziale del suo linguaggio estetico: dai suoi armadi emergono vestiti, cappotti e cappelli delle più prestigiose maison dell’epoca. Tra gli oggetti esposti ci sono il suo abito da sposa, firmato dall’atelier di Charles Frederick Worth, esposto su manichino originale. Il matrimonio con Cecil Blumenthal nel 1919 segna l’inizio di una collaborazione basata sull’arte e sul sostegno alla cultura contemporanea. Tra gli invitati al matrimonio ci sono membri della nobiltà europea, come i Talleyrand, i de Gramont, i Rohan-Chabot e ancora i Murat. In una foto, un paggetto è descritto da Vogue come “vestito come il Re di Roma”, indossa un abito in omaggio al figlio di Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d’Austria.
Intrattenimento e mondanità. Dopo il matrimonio, la coppia sviluppa un’intensa attività culturale tra Parigi, Roma e New York, tra gallerie d’arte e collezionismo. Le feste che si svolgono nella loro villa di rue de Babylone a Parigi, a pochi passi dalla casa di Elisa Bonaparte Baciocchi, diventano oggetto di cronaca internazionale. Nonostante i difficili periodi della guerra e delle leggi razziali, aprono una galleria d’arte a Roma e a New York. Nasce a Roma, in Campidoglio, il teatro La Cometa, legato al motto familiare Lumen in coelo, recentemente riattivato da Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Fendi, che, per l’inaugurazione, si ispira anche all’estetica delle famose feste, bal blanc, organizzate da Mimì.
Cappelli e fotografie. La passione per la fotografia accompagna tutta la vita della contessa, così come quella per i cappelli, molti dei quali sono conservati nelle scatole dell’archivio di Villa Reale di Marlia. L’interesse per la fotografia sembra derivare direttamente dallo zio Papa Leone XIII, attento alle innovazioni tecnologiche e collezionista di apparecchiature fotografiche e cinematografiche, conservate nella Palazzina dell’Orologio a Marlia. Mimì documenta costantemente la propria vita e partecipa anche a concorsi fotografici. Perciò, all’ingresso del percorso espositivo, il visitatore è accolto da un cappello firmato Cleo Romagnoli e da un suo ritratto realizzato da Milton Gendel.
Durante l’apertura della mostra sono previsti tre eventi collaterali con orari speciali, dedicati al dialogo tra le due protagoniste attraverso la musica: il 20 luglio con un repertorio di Puccini, eseguito dalla soprano Celeste Nardi e Anna Cognetta al piano; il 31 luglio con un omaggio ai compositori napoletani, interpretato da Sara Guidi ed Eugenio Milazzo, in collaborazione con l’Associazione “Mettiamoci all’Opera” di Prato; il 10 agosto con un concerto di arpa di Letizia Lazzerini. Gli eventi si terranno a Villa Bottini alle 18:30 e saranno preceduti da una visita guidata alla mostra alle 17:30.
2026-07-02 12:39:00