
LUCCA – A mezzanotte, tra sabato e domenica, a Sant’Angelo le campane hanno suonato a festa per un quarto d’ora. Non era un incendio e non era un’alluvione: era il gran finale della «Disco storia» del Gruppo attività di Sant’Angelo. Il diacono, secondo la ricostruzione, voleva far smettere la musica dopo le 24. La musica no; le campane, invece, sì. Diversi vicini sono balzati in piedi. Sono partite le segnalazioni.
Di notte il campanile può suonare solo in casi eccezionali. Quella non lo era. Il diacono ha preferito non parlare in pubblico: dice di avere fatto «obbedienza al vescovo» e di non voler trasformare la vicenda in un caso. Meglio, sostiene, una soluzione interna.
Campane zitte, stereo acceso: il paradosso della frazione
Sotto c’è il rumore. A Sant’Angelo era stato chiesto di non far suonare le campane dopo mezzanotte, per il sonno di chi abita lì. Al diacono il contrasto è sembrato clamoroso: messe a tacere le campane, al loro posto il volume della festa. L’arcivescovo Paolo Giulietti, il 26 agosto, non gira intorno alla parola: «È stato un uso improprio delle campane». Aggiunge però che il gesto ha aperto un confronto, «che speriamo darà luogo a un accordo per disciplinare l’attività dell’associazione, che in effetti è andata oltre le proprie possibilità». Fonte: La Nazione, 26 agosto 2026.