
Camaiore — Potrebbe aprirsi un nuovo capitolo nella vicenda del duplice omicidio della Pieve. I difensori di Moriconi, il muratore camaiorese di 63 anni che lo scorso 24 giugno uccise a colpi di fucile la moglie Kety Andreoni, 53 anni, e il figlio Mirko, 24, nella casa di famiglia, sarebbero pronti a presentare una richiesta di scarcerazione.
A riportarlo è il quotidiano La Nazione, la cui notizia è stata ripresa questa mattina da TGRegione. Alla base dell’istanza ci sarebbero le conclusioni della perizia di un medico: secondo quanto emerso, il riscontro escluderebbe il rischio di fuga, il possibile inquinamento delle prove e il pericolo di reiterazione del reato, cioè le tre condizioni che di norma giustificano la custodia in carcere prima del processo.
Dove attenderebbe il processo
Se il giudice dovesse accogliere la richiesta degli avvocati Gianmarco Romanini ed Enrico Carboni, Moriconi trascorrerebbe con ogni probabilità il periodo di attesa del processo in una sistemazione messa a disposizione dal cappellano del carcere in cui si trova attualmente detenuto.
Sui tempi, le indagini potrebbero chiudersi entro la fine dell’anno, mentre la prima udienza del processo si terrebbe con ogni probabilità nel nuovo anno.
La linea dei difensori
Non è la prima uscita dei legali. Già a fine settembre Romanini e Carboni avevano escluso che il movente potesse essere ricondotto all’omofobia o all’orientamento sessuale del figlio, parlando di una «diagnosi prematura» rispetto alle ipotesi circolate nei giorni successivi alla tragedia.
Ora la parola passa al giudice, chiamato a valutare la richiesta. Intanto a Pieve e in tutta Camaiore il ricordo di Kety e Mirko resta una ferita aperta, a quasi quattro mesi da una delle pagine più drammatiche della cronaca versiliese.
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