
Cumuli di rifiuti accatastati e poi bruciati, con il fumo che raggiungeva gli impianti sportivi accanto, dove ogni giorno si allenano tantissimi giovani. È lo scenario ricostruito dagli investigatori all’ex campo nomadi delle Tagliate, a Lucca, al centro di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze che ha portato a misure cautelari nei confronti di 13 persone e al sequestro di sei autocarri.
Cinque ai domiciliari, misure per altri otto
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze ha firmato due ordinanze. Con la prima ha disposto gli arresti domiciliari per cinque indagati, l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria per altri cinque e, per ulteriori tre, il divieto per un anno di fare da rappresentante legale delle rispettive imprese individuali. Con la seconda ha ordinato il sequestro preventivo, già in parte eseguito, di sei camion intestati a vari indagati.
Secondo l’accusa, quei mezzi servivano a trasportare i rifiuti fino all’area e sarebbero stati concessi fittiziamente in comodato d’uso proprio per aggirare la mancanza di autorizzazioni adeguate alla gestione dei rifiuti. L’ipotesi è quella di un’associazione per delinquere finalizzata allo smaltimento illecito di grandi quantità di materiali, con fatti contestati tra il 2022 e il 2025.
I fumi sul campo Coni
Il punto più pesante dell’inchiesta riguarda la salute. I roghi venivano appiccati in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico e a ridosso degli impianti del campo Coni, utilizzati quotidianamente da molte persone, in gran parte minorenni, che secondo gli inquirenti si sono trovate a fare sport respirando l’inquinamento prodotto dalle combustioni.
Oltre 600 metri cubi di rifiuti, anche eternit
Sull’area dell’ex campo nomadi, circa 12mila metri quadrati, sono stati trovati abbandonati più di 600 metri cubi di rifiuti sparsi su circa 1.600 metri quadrati: mobili, scarti edili, pneumatici, legname, bidoni di vernice, sanitari, elettrodomestici dismessi e lastre di copertura in eternit, oltre a numerosi veicoli cannibalizzati. La pericolosità dei materiali è stata verificata con i tecnici di Arpat Lucca.
A pagare, sottolineano gli investigatori, è la collettività: sia per l’inquinamento di suolo e aria, sia per i costi della bonifica che ora si renderà necessaria. L’indagine avrebbe inoltre fatto emergere un consistente giro di denaro legato al traffico dei rifiuti.
Come è partita l’indagine
Tutto è cominciato nel 2022 con i controlli ambientali del Nucleo di polizia giudiziaria della Polizia Locale di Lucca in via delle Tagliate. L’inchiesta, avviata dalla Procura di Lucca, è poi passata per competenza alla Procura distrettuale di Firenze ed è stata sviluppata insieme alla Squadra Mobile della Questura, tra sopralluoghi, accertamenti tecnici e altri strumenti investigativi.
I provvedimenti sono stati adottati nella fase delle indagini preliminari: gli indagati possono impugnarli e sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva.
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