
Quasi 40mila euro per due «terapie» con cellule staminali fatte nel salotto di casa, nella speranza di fermare una malattia che gli stava portando via tutto: lo sport, la possibilità di camminare, l’autonomia. È la storia di Giovanni Ricci, 36 anni, residente a Marlia, nel comune di Capannori, che oggi si scopre vittima di quella che ha tutti i contorni di una truffa sulla pelle dei malati più fragili. Il caso lo riporta stamani Il Tirreno, che parla di «un altro caso lucchese».
La «clinica» di Varsavia e la raccolta fondi
Tutto parte, come Giovanni ha raccontato in un’intervista a Fanpage, da una telefonata di un’amica con una patologia simile alla sua: le parla di una clinica dell’Est Europa, BioCells Medical, con sede a Varsavia, che promette terapie «neuro-rigenerative» con cellule staminali. Il prezzo, circa 25mila euro, all’inizio lo fa desistere. Poi, nell’ottobre 2025, il crollo: un ricovero, un ventilatore esterno per respirare, un sondino per nutrirsi. A quel punto la famiglia decide di provarci.
Dopo una videochiamata con due presunti medici e un interprete, arriva la proposta di un trattamento a domicilio da 24mila euro. La cifra viene messa insieme con una raccolta fondi online a cui partecipano amici, colleghi e scuole del territorio. A metà novembre un «medico» e un’interprete si presentano a casa per la prima somministrazione. Giovanni lo trova poco esperto e nota apparecchiature vecchie; e c’è un dettaglio che oggi suona come un campanello d’allarme: la clinica avrebbe preferito essere pagata in contanti, ma la famiglia ha preteso il bonifico.
La seconda dose «agevolata» e il servizio in tv
Nessun miglioramento. Eppure a gennaio BioCells richiama con un’offerta «agevolata»: seconda somministrazione a 14mila euro, eseguita a fine febbraio, sempre a domicilio, da un’équipe diversa. Pochi giorni dopo Rai3 manda in onda l’inchiesta di PresaDiretta: secondo il servizio i «medici» non sarebbero medici, le cellule non avrebbero alcun certificato di tracciabilità e procedure del genere, comprese le iniezioni intratecali nella colonna vertebrale, potrebbero essere fatte solo in ospedale. Davanti a quel servizio Giovanni capisce di essere stato truffato e con l’avvocata Carolina Angeli ha presentato querela.
Il dato più pesante lo ha dato lui stesso a Fanpage: delle tre persone che conosce e che hanno seguito lo stesso percorso con BioCells, «due nel frattempo sono decedute» e una terza ha avuto un severo aggravamento dopo il primo trattamento.
Indaga la Procura di Lucca, ma la società ricompare a Budapest
Secondo quanto ricostruito da PresaDiretta nella puntata del 25 ottobre, Giovanni è il primo paziente ad aver denunciato BioCells Medical e la Procura di Lucca ha aperto un fascicolo per truffa aggravata, al momento contro ignoti. In Italia le vittime potrebbero essere decine, forse centinaia. Il sito della società è sparito, il 7 ottobre la polizia polacca ha messo i sigilli alla sede di Varsavia, ma a Budapest, sempre secondo la trasmissione, è già spuntata una società fotocopia.
Il caso era già arrivato in Parlamento a marzo con un’interrogazione nata dall’inchiesta di Rai3, e il presidente dell’Aifa ha parlato di «crimine farmaceutico». Resta l’amarezza di un ragazzo che, come ha raccontato, si era sentito dire da un neurologo di «sedersi sul divano e aspettare di morire», e che nel vuoto lasciato dalla sanità ha trovato chi ha monetizzato la sua speranza.
Fonti: Il Tirreno, PresaDiretta (Rai3), Fanpage, Controcopertina.
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