
LUCCA – Sono in tre a puntare il dito contro di lui. Tre ragazzi, ospiti di una comunità per minori della provincia di Lucca, che sentiti dagli inquirenti dopo le denunce dei genitori avrebbero confermato attenzioni esplicite, «e anche qualcosa di più», da parte di un operatore della struttura. Proprio la persona che avrebbe dovuto prendersi cura di loro.
La vicenda, come riporta Il Tirreno, è arrivata davanti alla Corte d’Assise, il collegio formato da due giudici togati e sei giudici popolari che si occupa dei reati più gravi. L’accusa per l’imputato è di atti sessuali con minorenni. E c’è un dettaglio che pesa più di tutti: una delle presunte vittime ha meno di 10 anni.
Le denunce partite dalle famiglie
Tutto, secondo quanto emerso, è partito dai genitori dei ragazzi, che si sono rivolti alle autorità. Da lì le audizioni dei minori da parte degli inquirenti e il quadro che ha portato fino al rinvio a giudizio. Per tutelare le presunte vittime non sono stati resi noti né il nome della struttura né quello dell’operatore.
L’imputato nega tutto
Dall’altra parte c’è la difesa: l’operatore respinge tutte le contestazioni. Sarà ora il dibattimento in aula a stabilire come sono andate davvero le cose. Fino a una sentenza definitiva, l’imputato è da considerarsi innocente.
Resta la domanda che una vicenda come questa lascia aperta: quali controlli vengono fatti su chi lavora ogni giorno con bambini e ragazzi già fragili, affidati a una comunità proprio perché venissero protetti?
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