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Ritorna l’incubo degli incendi boschivi. La provincia di Lucca è la più devastata dal fuoco negli ultimi 15 anni. Ecco i dati regionali.

Dopo 3 anni e 9 mesi, l’incubo degli incendi forestali nella provincia di Lucca ritorna. L’incendio scoppiato nel primo pomeriggio di martedì scorso, 28 aprile, sul Monte Faeta, è continuato fino a ieri. Poco dopo mezzogiorno, la Regione Toscana ha rilasciato un nuovo comunicato, ricordando anche il divieto di bruciare residui vegetali in caso di vento.

Un incendio che è stato favorito anche dal periodo di siccità che ha visto a Lucca solo 24,2 millimetri di pioggia registrati tra il 12 marzo e il 3 maggio, rispetto alla media attesa di 163 millimetri nello stesso periodo. A ciò si è aggiunto il forte vento.

“Il fronte dell’incendio sul Monte Faeta, tra le province di Lucca e Pisa, è fermo da ieri – si legge nel comunicato della Regione delle ore 12,06 di ieri – e ora l’incendio è in fase di bonifica, così come l’incendio nell’area di Massarosa. Dopo giorni di lotta contro le fiamme, continua l’impegno del servizio antincendio boschivo della Regione Toscana. Si tirano anche le somme. Il perimetro complessivo dell’incendio sul Monte Faeta si estende per venti chilometri e copre una superficie di circa 700 ettari. Sul posto sono ancora attive diciassette squadre di volontari antincendio, coordinate da un direttore delle operazioni del Comune di Firenze, affiancato da tre direttori della Regione Toscana e uno dell’Unione dei Comuni della Media Valle del Serchio. Le attività nella mattinata di domenica si concentrano sulla messa in sicurezza dell’area e sull’eliminazione dei focolai residui, ancora presenti all’interno del perimetro percorso dal fuoco. A supporto del personale a terra c’è un elicottero della flotta regionale. Il contributo degli operai forestali specializzati nelle complicate operazioni di bonifica è stato fondamentale: sono presenti quattro squadre delle Unioni dei Comuni di Garfagnana, Media Valle del Serchio, Pratomagno e del Comune di Calci, dotate di attrezzature specifiche per lo spegnimento dei focolai residui, la rimozione e il raffreddamento del materiale combusto, il controllo accurato dei ceppi e dei sistemi radicali ancora attivi e nella messa in sicurezza delle aree attraversate dal fuoco. Per quanto riguarda Massarosa, l’area dell’incendio (in fase di bonifica) è confermata intorno a sette ettari di superficie boschiva e ci sono sette squadre dell’organizzazione antincendio boschivo (Aib) al lavoro. L’allerta rimane alta in tutto il territorio regionale, anche alla luce delle condizioni meteo e del rischio legato a comportamenti non corretti. Dalla Regione si ricorda che bruciare residui vegetali è vietato in presenza di vento, in quanto può facilmente innescare nuovi focolai”.

Più di tremila persone che risiedono sul versante lucchese e su quello pisano sono state evacuate e 400 di loro sono rimaste fuori casa per due-tre giorni.

Anche l’Esercito è stato coinvolto per prevenire fenomeni di sciacallaggio nelle aree evacuate, in particolare sul versante pisano del monte.

I rapporti hanno informato che due uomini sono stati denunciati dai Carabinieri Forestali per incendio boschivo colposo aggravato e ora sono indagati dalla Procura di Lucca. Avrebbero ammesso la loro responsabilità. Si tratta di due operai agricoli lucchesi, di circa 50 anni, che avrebbero spiegato ai Carabinieri Forestali di aver causato l’incendio a causa di un’azione negligente. Secondo quanto ricostruito, i due uomini operai, che hanno un’azienda di giardinaggio, sarebbero stati incaricati dal proprietario di un uliveto di potare gli ulivi. Successivamente avrebbero bruciato i residui di potatura al bordo del bosco, senza controllare alla fine che l’incendio fosse spento.

L’evento, che ha occupato le cronache lucchesi, pisane e toscane per cinque-sei giorni, giungendo anche ai telegiornali nazionali, richiama altri giganteschi incendi che in passato hanno colpito la provincia di Lucca e la zona del Monte Serra al confine tra Lucca e Pisa.

Guardando alle statistiche degli ultimi 15 anni, dal 2011 al 2025 compresi, emerge che la provincia di Lucca ha avuto il triste primato della superficie boschiva percorsa dal fuoco con 3.545 ettari distrutti dalle fiamme, ovvero il 30,36 per cento della superficie boschiva percorsa dal fuoco in Toscana. Se guardiamo poi alla superficie totale percorsa dal fuoco, si arriva a ben 4.570 ettari che rappresentano il 23,18 per cento della superficie totale percorsa dal fuoco in Toscana.

Negli ultimi due anni le cose sono andate abbastanza bene con 21 ettari di superficie totale percorsa dal fuoco nel 2025 e 35 ettari nel 2024. Numeri decisamente alti invece nel 2022 con ben 1.1150 ettari di superficie totale percorsa dal fuoco, nel 2019 con 1.191 ettari, ma anche nel 2012 con 522 ettari e nel 2011 con 403 ettari.

In particolare, nel luglio 2022 si verificò un evento di grande importanza, in termini di superfici boschive colpite dall’incendio, tra i comuni di Lucca, Camaiore e Massarosa, nei giorni tra il 18 e il 21. Fu colpita da un incendio una superficie complessiva di 869 ettari, di cui 750 (circa l’86 per cento) occupati prevalentemente da coperture arboree, nello specifico, di latifoglie decidue come querceti e castagneti. Le altre superfici forestali interessate erano boschi di latifoglie sempreverdi con una notevole copertura di pinete artificiali, per 198 ettari. L’evento del 2022 coinvolse un gran numero di operatori ed ebbe un impatto significativo su una vasta parte della popolazione, con circa mille abitanti evacuati durante le fasi di spegnimento, che furono rese difficili da un forte vento di maestrale. Anche nel luglio 2022, come in questi ultimi giorni, il forte vento causò diversi focolai dovuti a parti incandescenti ancora in combustione, sollevate in alto dall’aria calda e successivamente trasportate dal vento a distanza, accelerando la dinamica dell’incendio e determinando una certa imprevedibilità nel suo sviluppo.

Tornando alle statistiche regionali, va ricordato che risale al settembre 2018, dal 24 al 27, l’incendio che colpì pesantemente il territorio dei monti pisani, al di là del territorio lucchese, nel comune di Calci. All’interno di una densa foresta di pino marittimo, si propagò nella cima verso sud ovest, spinto dal forte vento di grecale e influenzato dalla topografia, arrivando a lambire l’abitato di Tre Colli – Castelmaggiore e interessando ampie aree di interfaccia urbana vicine al capoluogo del comune di Calci. Per la Toscana, questo rimane a oggi l’evento più vasto degli ultimi 25 anni, con oltre mille ettari. Un incendio boschivo, stimato in 1.148 ettari totali, di cui circa 1.000 di bosco e 148 ettari di superficie agricola, che interessò i territori comunali di Calci, Vicopisano e Buti.

Tornando all’incendio di questa ultima settimana tra Lucca e Pisa, giovedì scorso si è riunito presso la Prefettura di Lucca, il Centro di Coordinamento Soccorsi (CCS), presieduto dal Prefetto Favilli e convocato per la gestione dell’emergenza connessa all’incendio sviluppatosi nella zona del Monte Faeta, al confine tra le province di Lucca e Pisa. Hanno partecipato all’incontro, oltre al Prefetto, i rappresentanti del Comune di Lucca, della Provincia, delle Forze dell’Ordine, dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile regionale e di tutte le altre strutture operative a livello provinciale. Essi hanno inoltre partecipato, collegandosi via videoconferenza, alla Riunione di Coordinamento UCR indetta dalla Direzione Regionale della Protezione Civile per il coordinamento tra i CCS delle Prefetture di Lucca e Pisa. Tutti gli attori coinvolti nella gestione dell’evento stavano operando in modo coordinato, facendo il massimo sforzo per superare l’emergenza e garantendo l’incolumità della popolazione residente nelle aree colpite dall’incendio, popolazione che era stata comunque evacuata precauzionalmente e per l’accoglienza della quale sono state allestite apposite aree, anche da parte del Comune di Lucca. Queste misure hanno permesso di evitare dispersioni o ferimenti.

Il Prefetto Favilli, sottolineando la necessità di mantenere alta l’attenzione e di favorire il coordinamento delle reciproche attività e la diffusione di informazioni, ha disposto l’immediato allerta delle strutture ospedaliere, dei responsabili delle principali vie di comunicazione e di tutti i gestori degli altri servizi essenziali, oltre all’attivazione di servizi di vigilanza specifici da parte delle Forze di Polizia.

Per le zone vicine all’evento, i referenti del Dipartimento di Prevenzione della ASL Toscana Nord Ovest hanno evidenziato l’opportunità, a scopo precauzionale, di rimanere in casa con le finestre chiuse e di non svolgere attività all’aperto laddove si percepisca la presenza di fumo o odore di camino e di bruciato, con particolare attenzione alle persone fragili e con difficoltà respiratorie.

Da sottolineare infine che un laghetto artificiale realizzato pochi mesi fa ha contribuito a spegnere l’incendio sul Monte Faeta, accorciando il percorso degli elicotteri impegnati a caricare e scaricare acqua sulle fiamme.

Lo ha ricordato il presidente della Toscana Eugenio Giani, parlando di “un’indubbia situazione di pericolo scongiurata e di un esempio di come la Protezione Civile, il servizio regionale di vigilanza antincendio, i volontari e i Vigili del Fuoco abbiano collaborato e lavorato con tempestività, evitando danni ben più gravi di quelli pur significativi di un incendio che ha colpito un’area di circa ottocento ettari. Le fiamme sono arrivate da un lato al confine tra i comuni di Lucca e Capannori e dall’altro nel comune pisano di San Giuliano Terme. Ha funzionato – ha aggiunto il presidente Giani – la realizzazione di alcune infrastrutture a sostegno dell’attività antincendio: lo scorso settembre, nel comune di San Giuliano Terme, abbiamo inaugurato un invaso per l’acqua artificialmente orientato a una reimmissione di acqua dopo il prelievo da parte degli elicotteri. Il vento pazzesco ha dilatato l’incendio di questi giorni, lo stesso vento per lungo tempo non ha permesso ai Canadair di avvicinarsi e avere un laghetto a un chilometro dalle prime fiamme piuttosto che dover percorrere quindici chilometri per andare a riempirsi sul mare ha fatto la differenza per gli elicotteri. Vederli portare rapidamente l’acqua sull’incendio è stata una gratificazione per tanto impegno messo nel costruire l’invaso che la Regione ha finanziato. È la dimostrazione dell’importanza di queste opere. L’abbiamo riscontrato concretamente insieme al sindaco di San Giuliano, Matteo Cecchelli, e continueremo su questa strada, che è la via giusta. Oggi, se l’incendio è stato fermato prima di arrivare a colpire abitazioni e vite umane, coprendo con le fiamme borghi e paesi, è anche grazie a questa infrastruttura, che ha facilitato il lavoro degli elicotteri”.

2026-05-04 11:16:00