
Dopo la strage della famiglia Kola, uccisa dal monossido, i compagni della 15enne hanno esternato il loro dolore sui muri della scuola: «Ma adesso – dice il sindaco – è tempo di rimediare e pulire»
Avevano deciso di provare a sfogare il loro dolore riempiendo di scritte i muri della scuola media, frequentata dalla loro amica Xhesika appena scomparsa. Erano i giorni immediatamente successivi alla tragedia di Porcari del 4 febbraio scorso, che ha visto un’intera famiglia di quattro persone morire in pochi minuti, a causa di una fuga di monossido di carbonio dalla casa di via Galgani. Fra le vittime anche Xhesika Kola, di solo 15 anni.
In quelle ore così drammatiche, con un’intera comunità sotto choc, gli amici hanno deciso di esprimere la loro angoscia e il loro dolore sui muri della scuola di Xhesika. Un gesto che non era passato inosservato, ma sul quale il sindaco di Porcari Leonardo Fornaciari aveva deciso di non intervenire subito pubblicamente, per evitare di aggiungere ulteriori tensioni in un momento doloroso per il suo paese.
Lunedì, a quasi due settimane dalla tragedia, il sindaco ha deciso di commentare l’episodio, con una sorta di messaggio “aperto” rivolto ai ragazzi: «Ho voluto attendere qualche giorno – le parole di Fornaciari – prima di intervenire pubblicamente: i fatti erano chiari, ma non volevo che questo tema si sovrapponesse alla doverosa riservatezza e al rispetto per la dolorosa vicenda della famiglia Kola. Mi riferisco alle numerose scritte apparse il 5 febbraio al complesso Cavanis». «Cari ragazzi – aggiunge il sindaco -, capisco il vostro dolore. La perdita improvvisa di una vostra amica e della sua famiglia è qualcosa che strazia il cuore e lascia senza parole. Ma sia chiaro che capire non significa giustificare. Quel gesto purtroppo non aiuta nessuno, e soprattutto non rende giustizia alla memoria della vostra amica Xhesika, che amava la poesia e la bellezza delle cose».
«Il dolore – sottolinea Fornaciari – deve e può essere espresso, ma non deve transformarsi in un danno per la comunità. Sono certo che anche voi siate d’accordo. Ora è tempo di rimediare. Di sistemare e di assumersi la responsabilità degli attiche avete compiuto nei giorni scorsi. Ho apprezzato che già due genitori si siano fatti avanti spontaneamente per riparare il danno: è il primo passo giusto». «Parlate con i vostri genitori – conclude il sindaco -. È importante. Dopo il momento del dolore si riparte. E ripartire significa anche assumersi le proprie responsabilità».
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2026-02-16 09:00:00