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PORCARI Panepinto e Bonelli due lucchesi con la maglia rossonera

LUCCA – Torna a giocare a Lucca dopo diversi anni a Pisa. Irene Panepinto ala sinistra della Libertas Femminile è pronta a rimettersi nuovamente in gioco.

“Ho iniziato a giocare – commenta emozionata Panepinto – nel Lucca 2003, poi sono passata a Pisa dove sono rimasta per cinque anni. Negli ultimi due però ho giocato a calcio a cinque, poi ho deciso di tornare nella mia città e continuare a giocare nella Libertas Femminile”.

 

Tra qualche mese conseguirà anche la laurea in podologia a dimostrazione che se c’è grinta e volontà è possibile conciliare tutto.

“Ho sempre cercato di studiare ed allenarmi. Non è facile perché spesso gli impegni sono tanti. Ma credo che quando hai una passione senti anche meno fatica”.

Il suo ritorno a Lucca non è un caso.

 

“Volevo continaure a giocare a calcio a cinque, ma quando Elena Bruno mi ha telefonato e mi ha proposto di tornare a vestire la maglia rossonera ho deciso di accettare. Per me è un motivo di grande orgoglio oltrechè una grande soddisfazione”.

 

 

L’altra lucchese doc della Libertas Femminile è Lisa Bonelli. Per lei il calcio è arrivato un po’ più tardi. Bonelli infatti ha giocato per tredici anni a Basket nel Porcari, roster del paese dove vive con la famiglia.

 

“Si a dire il vero – ha spiegato Bonelli – io ho iniziato a giocare a Basket al Palasuore, poi un giorno un allenatore mi ha visto giocare a calcetto e così ho provato anche con il calcio e adesso eccomi qua a vestire la maglia rossonera”.

Anche lei arriva dal calcio a cinque a Pisa.

 

“Si ho giocato nel calcetto a Pisa, ma anche a calcio a undici. Sono una trequartista, ma posso adattarmi a giocare in tutti i ruoli perché sono molto duttile”.

 

La scelta di Lucca come è arrivata?
“Sono stata chiamata da Elena Bruno e mi ha proposto l’idea di giocare nella Libertas. Ho subito accettato perché credo fermamente in questo progetto…e poi non potevo rifiutare perché mio fratello è un grande tifoso della Lucchese e non me lo avrebbe mai perdonato”.

Fonte: Lo Schermo