
Al Tour of Szeklerland in Romania, Riccardo Lucca ha mostrato una buona performance, classificando quinto e risultando il migliore tra gli scalatori. Parliamo certamente di una gara di livello 2.2 con per lo più squadre Continental, ma è sempre un segnale importante da un corridore che sembrava essersi un po’ perso, dopo la fine della relazione con il VF Group Bardiani.
Lucca ha continuato la sua attività emigrando in Ungheria e unendosi al Karcag Cycling Epkar Team – il suo arrivo in terra ungherese è una storia nella storia, che racconta la volontà di un corridore di ritrovarsi e di dimostrare che ha ancora qualcosa da dare a questo mondo.




«Sono arrivato al team in modo un po’ fortunoso. Qui milita Andrea Colnaghi, che è il fratello di Luca, con cui correvo alla VF Group. Nonostante all’inizio della stagione non avessi una squadra, ho continuato ad allenarmi, credevo fermamente che avrei potuto trovare ancora una possibilità e un giorno il telefono ha squillato. Era Luca che voleva sapere come stavo, mi ha detto che nel team di suo fratello c’era un posto disponibile e se fossi stato interessato. Ovviamente ho detto subito sì, abbiamo fatto tutto rapidamente per l’iscrizione e il 10 maggio, dopo una settimana, ero già in gara».
Come ti sei trovato?
Il team mi ha fatto subito una buona impressione. Oltre a Andrea, nello staff c’é Samuele Marini, inoltre il team manager è Ferenc Stuban, una persona con molta esperienza nel ciclismo, che aveva collaborato con Beltrami qualche anno fa e parla perfettamente l’italiano. Lui è quello che gestisce tutta la squadra. Non nascondo che a gennaio, quando ho visto che non c’erano prospettive, mi sono un po’ scoraggiato, ma poi mi sono detto che non avevo niente da perdere. Ho ripreso ad allenarmi seriamente, senza alcuna garanzia, semplicemente pensando: mi alleno, e se mai dovesse saltar fuori un’opportunità, io sarò pronto.




E quando le prospettive sono diventate realtà?
Sono stato gettato nella mischia quasi subito, una gara di preparazione e poi il Giro d’Ungheria. Non nego che ho faticato molto, essendo in competizione con persone che correvano già da gennaio. Ho sempre cercato di raggiungere gli altri, perché la mia condizione fisica era inferiore rispetto agli altri, ma ultimamente le cose sono andate meglio e ora mi sento al pari dei miei compagni di squadra e degli avversari.
Nel rapporto con Bardiani, che hai detto essersi chiuso repentinamente, pensi che tu avessi delle responsabilità per la sua conclusione?
Sì, la colpa non è mai solo da una parte, ma mi è mancato un confronto tra entrambe le parti. Chiudere era comprensibile, mancavano i risultati, ma si poteva terminare la relazione in un modo diverso. Non sono il solo che è stato allontanato in questo modo.




Come valuti l’esperienza nel complesso? Avresti potuto fare di più?
Certamente, e sono dispiaciuto perché dopo gli anni da dilettante, che erano stati molto positivi, non ho ricevuto offerte e Bardiani è stata l’unica squadra che mi ha offerto una possibilità e per questo sono grato. Guardavo i risultati di altri ragazzi quando diventavano professionisti e pensavo che nonostante avessi vinto 7 gare, non trovavo spazio. Avevo l’impressione
di dovermi sforzare di più degli altri per guadagnarmi qualcosa. Comunque l’esperienza con loro è stata piacevole perché il primo anno non mi sono certo mancate le corse. Tuttavia, non avevo ruoli specifici che mi permettessero di mettermi in mostra, tanto meno di ottenere risultati. Questo ovviamente ha influito quando si è trattato di valutare un eventuale rinnovo del contratto, dal momento che non avevo nulla da esibire alla fine.




Com’è la squadra ungherese?
2025-08-20 10:03:00