
LUCCA. La festa di San Paolino è entrata nel vivo con la solenne concelebrazione eucaristica celebrata ieri mattina nella basilica dedicata al patrono della diocesi e della città. La liturgia è stata presieduta dall’arcivescovo Paolo Giulietti, affiancato, tra gli altri, dal vescovo emerito di Pistoia e Pescia Fausto Tardelli, dal vicario generale mons. Leonardo Della Nina, dai rappresentanti del Capitolo della Cattedrale guidati da Alberto Brugioni e dal parroco del centro storico don Lucio Malanca.
Nell’omelia, partendo dalle letture e dal profeta Isaia, l’arcivescovo ha inviato un messaggio sia alla Chiesa lucchese sia alla società, esortando a superare paure e chiusure per affrontare coraggiosamente le sfide del presente. Ha citato come esempio «l’atteggiamento delle minoranze creative: realtà che, nonostante siano piccole e fragili, non si lasciano bloccare dalla situazione attuale, ma sono capaci di intuire e mettere in pratica nuovi percorsi da cui emergono realtà diverse e in alcuni casi inedite». Rivolgendosi alla comunità ecclesiale, Giulietti ha aggiunto: «Immagino che San Paolino direbbe oggi alla Chiesa di Lucca di non avere paura. Durante la visita pastorale appena conclusa, oltre a molte cose interessanti e consolanti, ho avuto modo di toccare con mano le paure delle nostre comunità: la paura di invecchiare, la paura che molte cose del passato non possano continuare. Anche noi siamo tentati di lasciarci dominare dalle paure che derivano dalla crisi. Ma la Chiesa del Concilio, del Cammino sinodale e del magistero dei papi è una Chiesa che non ha paura di confrontarsi con la realtà per portare l’annuncio del Vangelo». Ha poi ricordato l’imminente missione sulle spiagge di Viareggio, promossa insieme alla diocesi di Massa.
L’arcivescovo ha quindi rivolto lo sguardo alla società civile: «Vediamo tanti segni di paura attorno a noi, nelle piccole e grandi dinamiche sociali e politiche che parlano di riarmo, di chiusura e di remigrazione, o di misure sempre più restrittive che rendono il percorso delle persone, sotto il peso di regole e burocrazia, sempre meno sostenibile. Tutto ciò risponde a atteggiamenti difensivi. Di fronte a tutto questo, San Paolino direbbe alla nostra società di non chiudersi, perché c’è ancora molto da fare per rendere il nostro mondo migliore. Dobbiamo abbandonare l’atteggiamento di sterile polemica, la ricerca di interessi di piccoli gruppi di potere e quel piccolo cabotaggio che guarda all’interesse di oggi e non al bene di domani, all’interesse dei giovani».
2026-07-13 19:41:00