Press ESC to close

Strage di Porcari, altissima percentuale di monossido nel sangue delle vittime – Il Tirreno

LUCCA. Un’altissima percentuale di monossido di carbonio è stata rilevata nell’emoglobina del sangue dei quattro membri della famiglia Kola – il padre Arti, 49 anni, la madre Jonida, 43 anni, il figlio Hadjar, 22 anni e la figlia Xhesika, 15 anni – morti mercoledì sera nella loro casa a Rughi di Porcari.

L’analisi di laboratorio relativa alla carbossiemoglobina ha indicato un livello vicino al 90%. Si noti che già con un livello di intossicazione del 60% (come accaduto 34 anni fa, quando i prelievi di sangue sui corpi senza vita della famiglia Malanca rilevarono una percentuale del 70%), si riscontrano convulsioni, arresto respiratorio e in breve tempo, la morte. Il sostituto procuratore, Paola Rizzo, che questa mattina ha ricevuto i risultati degli esami del sangue dal medico legale Stefano Pierotti, attende adesso ulteriori approfondimenti scritti per concedere l’autorizzazione per la sepoltura (le vittime saranno sepolte nel loro paese natale in Albania). Data la certezza della causa della morte, come è avvenuto il 28 febbraio del 1992, non sarà necessario sottoporre a autopsia i corpi senza vita delle vittime, che erano stati conservati nelle celle frigorifere dell’obitorio ex Campo di Marte.

Indagine sulla caldaia

L’attenzione degli investigatori si focalizza ora sulla caldaia a metano da cui si è sprigionato – diffondendosi rapidamente nella casa di recente costruzione acquistata dalla famiglia – il gas velenoso inodore, incolore e non irritante. Ieri pomeriggio, un team di tecnici e ingegneri dei vigili del fuoco ha esaminato il radiatore recentemente acquistato che era già stato avviato altre volte. Ci sono molte domande alle quali gli investigatori dovranno rispondere: se non c’era un difetto di fabbricazione nel beccuccio del gas, se la caldaia, alimentata da una bombola esterna, era stata tarata e fino al giorno precedente funzionava, cosa potrebbe aver causato quest’abbondante fuoriuscita di monossido di carbonio che ha portato alla morte di quattro persone nel giro di poche ore? Forse un tubo ha ceduto o un gomito del condotto si è piegato, provocando un’alta concentrazione di gas velenoso prima nella stanza al piano terra e poi in quelle al piano superiore, dato che il monossido tende a salire e con i moderni serramenti ermetici non trova un’uscita all’esterno. Questo episodio, con una manutenzione adeguata, avrebbe potuto essere evitato.

L’installazione

In un primo sopralluogo, i vigili del fuoco non avrebbero trovato alcuna documentazione relativa all’installazione e al controllo della caldaia. E nelle prossime ore cercheranno nuovamente, intervistando anche alcuni parenti e vicini, per capire se c’è o meno un tecnico che ha installato l’impianto, o se, come sembra, l’installazione e il collegamento sono state effettuate dallo stesso proprietario di casa. Due possibili scenari che cambierebbero significativamente il quadro per gli investigatori. Da una parte, la necessità di ascoltare chi ha installato l’impianto, dall’altra l’esigenza di restituire la casa alla sua funzione e chiudere l’indagine con un archiviazione. Tuttavia, rimane aperta la questione del controllo dei tabulati telefonici relativi ai soccorsi, con l’errore di Hadjar Kola nell’indicare il numero civico della casa che avrebbe ritardato involontariamente l’arrivo di ambulanze, pompieri e carabinieri. Nel frattempo, la raccolta fondi ha raggiunto i 75mila euro, promossa da Durim Kola, 42 anni, fratello di Arti, per coprire le spese di trasporto delle quattro salme in Albania e per il funerale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

2026-02-10 09:00:00