
Aprire il rubinetto è uno di quei gesti che facciamo senza pensarci. Una mano gira la manopola e l’acqua scorre senza problemi. Pulita, pronta da bere, da usare per cucinare o fare una doccia. Tuttavia, prima ancora di arrivare nelle nostre case, una parte di quell’acqua si perde per strada. A Lucca, quasi tre litri su dieci non arrivano mai al rubinetto. Questo è uno dei dati che emergono dal nuovo rapporto del Forum Acqua Pubblica e Si-cura, che descrive la situazione del servizio idrico in Toscana. Un’immagine fatta di luci e ombre. Perché, se da un lato la città di Lucca può vantare una delle bollette più basse della regione, dall’altro continua a confrontarsi con una rete che disperde il 28,7% dell’acqua immessa.
Il confronto con il resto della Toscana è significativo. Per una famiglia di tre persone, con un consumo annuo di 182 metri cubi, la spesa teorica a Lucca è di 556 euro, mentre in città come Grosseto e Siena arriva a 821 euro. Non è un caso se la Toscana, anche nel 2024, si conferma la regione con le bollette dell’acqua più alte d’Italia: una media di 748 euro rispetto ai 500 nazionali. Se sul fronte delle tariffe Lucca può contare su costi più bassi rispetto al resto della Toscana, la situazione cambia guardando lo stato delle infrastrutture. Quasi il 28,7% dell’acqua immessa nella rete cittadina non arriva agli utenti.
Un dato che rimane inferiore alla media regionale e molto distante dai casi più critici, come Massa, dove si perde oltre il 65,3% dell’acqua, ma che racconta ancora quanto il problema della dispersione sia ancora presente anche sul territorio lucchese. Il rapporto sottolinea anche come la Toscana viva un paradosso. È la regione dove l’acqua costa di più, ma questo non coincide necessariamente con una maggiore soddisfazione dei cittadini. Infatti, il 32,6% delle famiglie toscane dichiara di non fidarsi dell’acqua del rubinetto, una percentuale superiore alla media nazionale. A pesare sono soprattutto odore, sapore e limpidezza. La situazione diventa ancora più incerta perché più di una famiglia toscana su tre trova poco o per niente comprensibile la bolletta.
Per completare la situazione, c’è anche la questione dei PFAS. Dai monitoraggi di Arpat emerge una presenza diffusa nei campioni ambientali esaminati, sebbene ciò non significhi automaticamente che l’acqua potabile distribuita nelle case sia fuori norma. Quindi, su cosa deve concentrarsi la sfida dei prossimi anni? Non solo contenere le perdite o investire nelle reti, ma rendere il servizio più trasparente, spiegando ai cittadini come vengono utilizzate le risorse raccolte attraverso le tariffe e quali risultati producono concretamente.
Silvia Barsotti
2026-07-27 05:20:00