
PISA — Alla Scuola Normale, nella Sala Azzurra di Palazzo della Carovana, l’archivio Salviati torna sotto i riflettori: migliaia di pagine — almeno 6.500 unità — che la Normale stessa definisce tra i maggiori archivi privati italiani per la storia economica toscana ed europea.
A guidare nella visita è l’archivista Maddalena Taglioli, che mostra foto d’epoca degli studenti e della Scuola mentre spiega perché il “Diplomatico” conta ancora: circa 600 documenti pergamenacei e cartacei su beni, benefici e concessioni (come la tassa del sale), con pergamene dal XII secolo custodite in un armadio, alcune con fili di seta o bolle papali.
La famiglia fiorentina di mercanti e banchieri aveva radici anche a Pisa: il palazzo Salviati nel quartiere di San Martino, acquistato a metà Quattrocento come sede del banco, conserva ancora stemmi e tracce di quell’epoca. Tra i pezzi più citati, la trascrizione degli atti con cui Eleonora di Toledo — moglie di Cosimo I de’ Medici — chiese ai Salviati i soldi per comprare, intorno alla metà del Cinquecento, il Palazzo Pitti.
Ci sono anche le carte della bonifica di Migliarino: nel 1521 la tenuta (circa 3mila ettari nell’attuale Parco di San Rossore) entrò nei possedimenti della famiglia. In sala, piante dei possedimenti di Camillo Borghese e inventari di ogni tipo — argenti, quadri, gioielli, scarpe e persino calzini.
«Cartaceo forma difficile da sostituire, l’AI non sempre riesce a interpretare», sottolinea Taglioli: alcuni registri vanno letti a sinistra e destra insieme, e digitalizzare tutto non è banale. Resta un patrimonio da custodire, con lo spazio che «servirebbe la borsa di Mary Poppins».
Fonte: La Nazione, 6 settembre 2026 (ore 06:11).