
VIAREGGIO – Per tanti viareggini il caffè del mattino al Piazzone aveva un nome preciso, ed era il suo. È morta Irene Da Prato, la donna che ha dato il nome al Caffè Irene, uno dei locali più riconoscibili del mercato nel cuore della città. La notizia si è diffusa in poche ore tra commercianti, clienti di lunga data e frequentatori del centro, lasciando un vuoto che va ben oltre la cerchia della famiglia.
Dal bar Lilly al Caffè Irene
La sua storia di esercente comincia nel 1999, quando Irene rilevò il bar Lilly, un’attività che al Piazzone esisteva già dal 1950. Insieme al figlio Davide Pellegrini decise di ripartire da lì e di dare al locale un’identità nuova: nacque così il Caffè Irene. Da piccolo bar tra i banchi del mercato, negli anni è diventato un indirizzo che a Viareggio tutti conoscono, tanto che il nome della titolare è diventato, con il tempo, quasi un punto di riferimento geografico e umano per chi vive il Piazzone.
Colazioni, aperitivi e serate
Il bar non è stato soltanto un’attività commerciale. Al mattino le colazioni, durante il giorno le pause di chi lavora al mercato e nei negozi vicini, la sera aperitivi, musica e appuntamenti tra amici: il Caffè Irene ha accompagnato stagioni diverse della città senza mai perdere la sua capacità di riunire le persone. Per molti è stato il luogo delle chiacchiere davanti al bancone e degli incontri casuali che diventano abitudine.
Un ruolo che si è fatto sentire anche fuori dalle sue quattro mura. Il locale ha contribuito a tenere vivo il Piazzone anche nelle ore serali, quando la zona del mercato rischiava di svuotarsi, diventando una delle attività simbolo di quella parte del centro.
L’eredità al figlio Davide
Irene lascia il figlio Davide, con cui ha condiviso gran parte della sua vita professionale. È lui che negli ultimi anni ha continuato a investire nel bar e nel rilancio della zona, portando avanti quella che era nata come un’impresa di famiglia ed è diventata un pezzo della vita quotidiana del Piazzone.
Chi l’ha conosciuta la ricorda come una presenza costante, una figura che per generazioni di clienti ha fatto parte del paesaggio del mercato tanto quanto i banchi e le voci dei venditori. Con la sua scomparsa si chiude una pagina della memoria collettiva di Viareggio.
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