
ALTOPASCIO — Sullo Statuto comunale arriva la risposta della maggioranza. Dopo l’affondo dei sei consiglieri di opposizione, che avevano parlato di «teatrino dell’assurdo», oggi, mercoledì 7 ottobre, i gruppi che sostengono l’amministrazione danno la loro versione su come è andato il voto in Consiglio comunale. E citano un numero preciso.
La questione dei numeri
Per approvare le modifiche allo Statuto in prima votazione la legge chiede la maggioranza dei due terzi del Consiglio, cioè almeno 12 consiglieri. I consiglieri di maggioranza, però, sono 11. Senza almeno un voto favorevole dai banchi della minoranza, quindi, il testo non poteva passare. Ed è andata proprio così.
«Ci sono temi sui quali è giusto dividersi e confrontarsi anche duramente – scrivono i consiglieri di maggioranza –. Ma ci sono anche passaggi istituzionali nei quali crediamo debbano prevalere il senso di responsabilità e la capacità di lavorare insieme. Ci dispiace che sull’aggiornamento dello statuto comunale la minoranza abbia scelto una strada diversa, impedendone di fatto l’approvazione».
Uno Statuto del 2002
La maggioranza ricorda che lo Statuto di Altopascio è stato approvato nel 2002 e ritoccato per l’ultima volta nel 2009. Le modifiche servivano, spiegano, a togliere le norme non più in vigore, a sostituire i riferimenti di legge superati e ad adeguare alcuni istituti. «Niente di ideologico e niente di rivoluzionario», sottolineano. Secondo i consiglieri, l’intervento si è concentrato sulle parti da adeguare alla normativa proprio per cercare fin dall’inizio un terreno comune con l’opposizione.
Nel pacchetto c’era anche il nuovo articolo 5-bis sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Questa norma dà seguito all’adesione del Comune, votata dal Consiglio nel 2023, al programma Unicef Città Amiche dei Bambini e degli Adolescenti. Per la maggioranza era uno dei temi già discussi nel confronto preliminare con la minoranza.
«Non un dispetto, ma un’occasione persa»
«Per questo facciamo fatica a comprendere la scelta compiuta al momento del voto – concludono –. Lo statuto non appartiene alla maggioranza: è lo Statuto del Comune e quindi dell’intera comunità». I consiglieri dicono di non considerare quanto successo «un dispetto alla maggioranza, ma un’occasione persa per il consiglio comunale nel suo complesso».
La partita, però, non è finita. La maggioranza annuncia che andrà avanti «secondo quanto previsto dalla legge, con le successive votazioni nei tempi stabiliti». Il testo tornerà quindi in aula per i nuovi passaggi previsti in questi casi. Nel frattempo resta aperto lo scontro con l’opposizione, che contesta il metodo, il pacchetto «chiuso» e la scomparsa dallo Statuto dell’obbligo di istituire il difensore civico.
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