
Altopascio — La Corte d’Appello di Firenze ha ribaltato la sentenza con cui, nell’ottobre 2024, il Tribunale di Lucca aveva condannato il Comune di Altopascio a risarcire con oltre 200mila euro (più interessi legali) i genitori di un bambino di quattro anni allontanato dalla famiglia nel febbraio 2018. Per i giudici di secondo grado non ci sarebbe stata negligenza dei servizi sociali nell’istruttoria che portò al provvedimento. La responsabilità dell’amministrazione è stata esclusa; i genitori sono stati condannati a pagare oltre 50mila euro di spese legali per i due gradi di giudizio. La ricostruzione è riportata da TGregione riprendendo Il Tirreno.
Come nacque il caso, febbraio 2018
La vicenda parte nel febbraio 2018. La sorella maggiore del bambino, allora diciassettenne, aveva denunciato ai carabinieri presunti episodi di violenza e maltrattamenti in famiglia ai danni del fratellino. Il caso emerse la sera del 6 febbraio, dopo che i familiari avevano segnalato la scomparsa della ragazza, non rientrata a casa a fine lezioni. Dai messaggi scambiati con un maresciallo risultò che l’allontanamento era volontario: la giovane descriveva un clima domestico fatto, a suo dire, di urla, pianti, minacce e aggressioni fisiche, e chiedeva di proteggere soprattutto il fratellino di quattro anni.
Rintracciata, fu accompagnata all’ospedale di Lucca con percorso codice rosa. Consegnò sette registrazioni audio e fotografie acquisite agli atti: secondo il procedimento, nei file si sarebbero sentite frasi offensive e modalità brusche nei confronti del bambino.
Il provvedimento del 12 febbraio e i 40 giorni
Il 7 febbraio, ricevuta la comunicazione dei carabinieri, i servizi sociali avviarono gli accertamenti: incontro con la ragazza, valutazione psicologica, esame di audio, foto e documentazione sanitaria, poi informativa al Tribunale per i minorenni. Il 12 febbraio il sindaco firmò il provvedimento di allontanamento: il bambino fu trasferito in una struttura protetta, dove restò circa 40 giorni prima di tornare a casa.
Perché l’Appello ha «assolto» i servizi
Sul tavolo del giudizio civile c’era proprio la correttezza di quella procedura. Secondo la Corte d’Appello, la denuncia della sorella era circostanziata e supportata da registrazioni, fotografie e riscontri medici; gli accertamenti dei servizi sociali sono stati ritenuti sufficienti a escludere la negligenza contestata dai genitori. Cade così l’obbligo per il Comune di versare il risarcimento superiore a 200mila euro; sui genitori resta il peso di oltre 50mila euro di spese legali sostenute dall’amministrazione.
Una sentenza che, a otto anni dai fatti, rimette al centro il ruolo delicato dei servizi sociali quando arrivano segnalazioni di possibili maltrattamenti su minori — e il costo, anche processuale, di chi contesta quelle scelte in sede civile.
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