
Lucca — Il Tribunale del lavoro ha dichiarato illegittimo e discriminatorio il licenziamento di un’assistente amministrativa di un istituto scolastico lucchese, ordinando il reintegro in servizio e il pagamento delle retribuzioni maturate dall’aprile 2025 fino al rientro. Lo ha stabilito la giudice Antonella De Luca nella causa di primo grado contro il Ministero dell’Istruzione e del Merito. La notizia è riportata da Il Tirreno e ripresa questa mattina da la Repubblica.
Alla dipendente, assente per una grave patologia oncologica, l’amministrazione aveva anche chiesto la restituzione di 97.692 euro di stipendi percepiti durante i periodi di malattia. Il Tribunale ha bloccato quell’azione di recupero.
La vicenda
Tra il 2014 e il 2019 la donna si era sottoposta a due interventi oncologici e a cure invalidanti. Dal 2019 fino all’aprile 2025 era rimasta continuativamente assente dal servizio, trasmettendo all’istituto la documentazione medica che attestava uno «stato patologico sotteso o connesso alla situazione di invalidità riconosciuta».
Tra aprile e maggio 2025 la scuola le aveva comunicato il licenziamento per superamento del periodo di comporto — il limite massimo di assenza per malattia con conservazione del posto — sostenendo che quel limite fosse già stato superato nel gennaio 2020. A settembre era poi partita la procedura per recuperare gli stipendi versati dopo quella data.
Perché il licenziamento è illegittimo
Secondo il giudice, l’amministrazione avrebbe dovuto informare preventivamente la dipendente dell’imminente superamento del periodo di comporto, così da consentirle di valutare un’aspettativa non retribuita oppure il rientro in servizio, previa verifica medica e con accomodamenti ragionevoli compatibili con la disabilità. L’istituto, invece, le aveva applicato le regole generali sul comporto senza attivare quella interlocuzione.
La decisione sottolinea anche il mancato ricorso a strumenti alternativi al licenziamento, una volta accertata la connessione delle assenze con la disabilità riconosciuta. Oltre al ripristino del rapporto di lavoro, il ministero dovrà corrispondere le retribuzioni dovute dall’aprile 2025 fino all’effettivo reintegro; viene meno la pretesa di restituzione di quasi 100mila euro.
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