
Aveva comprato casa per viverci, ma per anni la camera da letto è stata invasa dall’odore delle fogne, fino a renderle impossibile restare. Ora il tribunale di Lucca le ha dato ragione: alla proprietaria di un appartamento al primo piano in una corte di Lucca spetta un risarcimento complessivo di oltre 31.600 euro.
A ricostruire la vicenda è la sentenza del giudice Anna Martelli, che ha chiuso una causa civile per responsabilità e danni all’immobile, come riferisce LuccaInDiretta.
Dal 2017 i miasmi, dal 2019 la casa diventa inabitabile
La donna aveva acquistato l’appartamento nel 2017. Già da settembre di quello stesso anno, e in modo più pesante dal 2019, nella camera da letto si sono fatte sentire gravi esalazioni fognarie, al punto da rendere l’abitazione inabitabile e da costringerla a trasferirsi altrove.
La causa dei cattivi odori è stata individuata durante l’accertamento tecnico preventivo dal consulente tecnico d’ufficio: la vecchiaia e alcune microlesioni nella prima diramazione della colonna verticale di scarico dei reflui, una tubazione che per di più era priva di sfiato sul tetto.
Chi paga e chi no
Non tutti i chiamati in causa sono stati ritenuti responsabili. Il giudice ha dichiarato il difetto di legittimazione passiva di un’altra condomina e dell’amministratore del condominio in proprio: la custodia dei beni comuni, si legge nella decisione, spetta all’ente di gestione e non sono emersi profili di colpa o inadempimento personali. Respinte anche le domande nei confronti di altri due residenti, le cui condotte sono risultate estranee al tratto di tubo danneggiato.
Il tribunale ha invece riconosciuto la responsabilità, in base all’articolo 2051 del codice civile (danno da cose in custodia), del condominio parziale, in quanto custode del bene comune, e dei singoli utilizzatori di quella specifica diramazione della condotta, due donne. Sono stati condannati in solido a risarcire i danni; tra loro la responsabilità è stata divisa in tre quote uguali, un terzo ciascuno.
Le voci del risarcimento
- oltre 17mila euro per le spese documentate della fase precedente alla causa e dell’accertamento tecnico preventivo;
- 13.500 euro di danno non patrimoniale per il disagio abitativo, liquidato in via equitativa e calcolato sul valore locativo ridotto per il periodo da luglio 2019 a luglio 2022, quando la donna è rimasta senza casa;
- oltre 1.110 euro per il risanamento della parete della camera da letto.
Respinta invece la richiesta di risarcimento del danno biologico, per mancanza di una prova rigorosa. Bocciate anche le domande di condanna per lite temeraria presentate dai convenuti.
Quanto alle spese legali, il giudice le ha regolate secondo la soccombenza: la proprietaria dovrà rimborsare quelle delle parti ritenute estranee o estromesse dal giudizio, mentre il condominio e le due vicine condannate dovranno rifondere a lei le spese sostenute per la causa.
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