
Sono le 7.20 di lunedì mattina alla fermata del Lago Azzurro, a Buggiano. Annamaria Lorena Graziano, per tutti Amy, donna di Uzzano che si muove in carrozzina, aspetta con il fratello Nicola l’autobus per Monsummano. Il mezzo arriva, ma la pedana non viene abbassata: Amy non aveva prenotato la corsa. E lì la mattinata cambia.
La regola delle 48 ore
Per le persone con disabilità, sulle linee di Autolinee Toscane, viaggiare non è una questione di orari ma di calendario. A causa di un regolamento costruito sulla presenza di fermate considerate idonee, la corsa va prenotata con 48 ore di anticipo. Fino a poco tempo fa le ore erano 72: a farle scendere, secondo quanto ricostruito da La Nazione, sono state proprio le richieste di Amy, che ha presentato più di un esposto all’azienda. Autolinee Toscane si è impegnata a ridurre l’anticipo di altre 24 ore, ma per ora la regola resta quella.
Il piede sullo scalino
«Non aveva prenotato e l’autista non ha abbassato la pedana per farla salire. Una vera ingiustizia», racconta il fratello Nicola. «Lei ha diritto, come tutti gli altri, di viaggiare quando vuole, senza prevederlo in anticipo. Questa è discriminazione e noi non la accettiamo».
Così Nicola ha deciso di non farsi da parte. «Mi sono preso questa responsabilità per amore di mia sorella. Ho messo un piede sullo scalino impedendo la ripartenza. Mi rendevo conto che si trattava di interruzione di pubblico servizio, ma volevo che intervenissero le forze dell’ordine». Amy, intanto, dalla sua carrozzina riprendeva tutto con il telefono: il video è poi finito sui social.
Il malore a bordo e l’arrivo dei carabinieri
Nell’attesa è successo anche altro. «Mentre aspettavamo i carabinieri, una donna incinta a bordo del bus si è sentita male. Non l’avevo vista prima e mi è dispiaciuto tantissimo», dice Nicola, che racconta di aver chiamato lui stesso l’ambulanza. La donna è stata soccorsa sul posto e non è stata ricoverata.
All’arrivo dei militari, la verifica: «I carabinieri hanno constatato che la pedana funzionava bene. Poi hanno preso le generalità sia mie che del conducente», spiega ancora il fratello. «Questa situazione non può andare avanti, devono trovare una soluzione».
L’azienda tace
Autolinee Toscane, contattata da La Nazione, ha preferito non commentare. Nei mesi scorsi l’azienda era stata anche in Regione per un audit sulla questione, assicurando che al momento non è possibile accogliere a bordo le persone con disabilità senza preavviso. Una risposta che ad Amy e alla sua famiglia non basta più: la battaglia per poter salire su un autobus come chiunque altro, senza dover decidere due giorni prima, continua.
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