
Il via libera politico arriva a pochi giorni da quello dei giudici. Il consiglio comunale di Capannori, riunito ieri pomeriggio, venerdì 23 ottobre, in seduta straordinaria, ha approvato la mozione della maggioranza che esprime «pieno sostegno» al polo di riciclo di Salanetti: l’impianto di RetiAmbiente e Ascit per pannolini, pannoloni e assorbenti, affiancato da un centro di selezione dei rifiuti tessili. Voti favorevoli della maggioranza, contrari quelli dell’opposizione.
Del Chiaro: «Bollette più leggere»
Ad aprire la seduta è stato il sindaco Giordano Del Chiaro, che ha definito i due impianti «strategici e fondamentali» per «un mondo più pulito» e «bollette dei rifiuti più leggere». Il punto, nella lettura del primo cittadino, è economico prima ancora che ambientale: i prodotti assorbenti valgono circa il 40 per cento del residuo non riciclabile raccolto da Ascit nelle case, e oggi finiscono in discarica o all’inceneritore. Con la nuova piattaforma, ha sostenuto, Capannori potrebbe portare la raccolta differenziata «oltre il 95 per cento» e «tenere le tariffe basse come i cittadini meritano, nonostante intorno a noi tutto aumenti».
Al dibattito hanno preso parte, in aula o da remoto, tra gli altri il presidente di RetiAmbiente Aldo Iacomelli, i deputati Riccardo Zucconi (Fratelli d’Italia) e Marco Simiani (Pd), il consigliere regionale Vittorio Fantozzi, Rossano Ercolini del Centro di ricerca rifiuti zero e, per il comitato Salanetti Capannori-Porcari, Luca Guidi.
Cosa dice la mozione
Il documento, illustrato dal consigliere Pd Michele Del Debbio, descrive l’impianto del tessile come un hub automatizzato capace di trattare circa 6.500 tonnellate l’anno di scarti, da igienizzare e separare per fibra. Sulla scelta del sito, la maggioranza insiste che non si consumerà suolo: si riqualificano capannoni industriali dismessi, in una zona già servita da strade e logistica e «baricentrica» rispetto alla raccolta nella Piana.
La mozione ripercorre anche l’iter: l’esclusione dalla valutazione di impatto ambientale decisa dalla Regione nel marzo 2024 («non è un inceneritore», il ciclo si basa su lavaggio, sterilizzazione a vapore e separazione meccanica di cellulosa e plastica), l’autorizzazione unica del luglio 2025, il Tar che a febbraio ha respinto i ricorsi e infine la sentenza del Consiglio di Stato pubblicata il 20 ottobre. Sui soldi, la maggioranza si aggrappa all’ordine del giorno bipartisan approvato alla Camera il primo ottobre, che impegna il Governo a garantire i fondi per completare questo tipo di impianti.
La partita non è chiusa
Con il voto il consiglio impegna sindaco e giunta a chiedere a RetiAmbiente «tempi celeri e certi» e a fornire ai cittadini «evidenze costanti sull’assenza di emissioni inquinanti». Proprio i tempi e i finanziamenti restano il nodo: a Porcari, dopo la sconfitta davanti al Consiglio di Stato, l’amministrazione non ha nascosto i dubbi sulla tenuta del progetto e sui 15 milioni di fondi pubblici in gioco. Capannori, intanto, ha scelto di mettere nero su bianco da che parte sta.
Lascia un commento