Press ESC to close

Arezzo, cinque minorenni indagati per propaganda nazifascista: scritte White Power in Valdarno

AREZZO – Cinque ragazzini, tutti minorenni all’epoca dei fatti e alcuni appena sopra i 14 anni, sono finiti nel mirino della Procura per i minorenni di Firenze. L’accusa è propaganda e istigazione a delinquere per discriminazione razziale, etnica e religiosa. La Digos di Arezzo, dopo più di dodici mesi di indagini riservate, ha chiuso il cerchio su un gruppo attivo tra il capoluogo e il Valdarno, riconducibile ad ambienti dell’estrema destra. Martedì 25 agosto è arrivato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Non è partita da una denuncia. A far scattare gli accertamenti, nel marzo 2025, è stato il monitoraggio silenzioso di social, canali Telegram e chat private. Nello stesso periodo sui muri di San Giovanni Valdarno, all’ingresso del parcheggio Dalla Chiesa, erano comparse scritte a bomboletta: «White Power», «Italia agli italiani», «Nuova Italia», «Antiantifa». A denunciare pubblicamente l’episodio era stata la sindaca Valentina Vadi. Dalle chat agli adesivi, e da lì alle scritte sui muri, il passo secondo gli investigatori è stato breve.

Ruoli, perquisizioni e una rete oltre la Toscana

La Digos diretta da Marco Nottebella, coordinata dal procuratore Roberta Pieri, ha ricostruito una piccola struttura organizzata: chi gestiva i canali, chi stampava il materiale, chi lo affiggeva, chi reclutava. Il 31 luglio 2025 arrivò la prima ondata: 22 perquisizioni in diverse città italiane, quattro in Toscana. Tra i destinatari due minorenni aretini, di 14 e 17 anni, un quindicenne di Firenze e un minore di Livorno. Sequestrati manuali suprematisti e nazionalsocialisti, riproduzioni di armi senza tappo rosso, abbigliamento militare, passamontagna e una divisa da SS. Altri due blitz a febbraio 2026.

Dai telefoni e dai computer sono usciti migliaia di file, foto, video e conversazioni. Quel materiale, dicono gli inquirenti, ha permesso di assegnare ruoli e di allargare il perimetro: i giovanissimi del Valdarno avevano contatti con ambienti dell’estremismo di destra in altre regioni. Non si trattava, nell’impostazione accusatoria, solo di adolescenti che condividevano contenuti online: alcuni avrebbero avuto un ruolo attivo nella propaganda all’interno di una rete più ampia.

Ora tocca al Tribunale per i minorenni

Ai cinque è contestato l’articolo 604 bis, commi 1 e 2, del codice penale. L’avviso di conclusione delle indagini apre la strada all’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. La Questura inquadra l’operazione nel contrasto alla radicalizzazione giovanile e all’apologia di ideologie eversive. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.

Andrea Fontana

Corrispondente da Arezzo

© Altopascio.info — Riproduzione riservata