
Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile sono state premiate in Campidoglio, nella Sala della Protomoteca, lo scorso 23 settembre: un riconoscimento privato battezzato Premio Internazionale della Cultura che ha acceso subito le polemiche. Al centro non c’è solo il passato giudiziario delle due ex regine delle televendite, ma anche il fatto che la cerimonia si sia tenuta nel cuore delle istituzioni romane.
A Wanna è andato il premio per il ricettario La verità è che io cucino così (2026); a Stefania quello per Vendere… cara la pelle, uscito nello stesso anno. Lei ha commentato sui social: «Io sarò sempre la figlia della numero 1». Wanna ha invece sottolineato il contrasto con il passato: «Da una cella in galera e poi ti ritrovi in Campidoglio osannata… questa volta è stata una cosa bella per noi».
Il premio, però, non è un riconoscimento istituzionale: nasce da un’iniziativa privata dell’editore Alessandro Gian Maria Ferri. Le sale capitolini possono essere concesse su istanza a enti e associazioni, ma secondo quanto riportato il Comune di Roma non sarebbe stato informato della presenza delle due premiate. Il consigliere comunale Dario Nanni, Presidente della Commissione Giubileo, ha dichiarato a La Repubblica: «Non sapevo che c’erano Wanna Marchi e la figlia. Se avessi saputo non avrei partecipato… Quando hanno parlato loro non c’ero, sono stato chiamato per un generico saluto istituzionale».
A riaccendere il dibattito contribuisce anche la storia giudiziaria: condanna definitiva in Cassazione nel 2009 (nove anni e sei mesi per Wanna, nove anni e quattro mesi per Stefania) e, per Nobile, una nuova condanna a tre anni nel 2025 legata all’inchiesta sulla «Gintoneria di Davide», pena che starebbe ancora scontando a Bresso. Tra applausi in sala e critiche sui social, il passaggio dal reality delle televendite al Campidoglio resta il dettaglio che fa discutere.
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