Press ESC to close

[ALTOPASCIO] Il rombo delle moto per l’addio a Giuseppe

montopoli val d’arno

Il rombo delle moto si fa lamento di dolore per accogliere le spoglie di Giuseppe Marchesano, 27 anni, operaio specializzato, ucciso da Danny Scotto a Casteldelbosco la sera del 9 novembre e trovato cadavere il giorno dopo dagli amici che non riuscivano a mettersi in contatto con lui. Fiori bianchi per Giuseppe anche sulla sua bara. Commozione durante il funerale, che è stato celebrato nella Collegiata di Fucecchio, dove, all’uscita della bara, una decina di moto ha lanciato il suo rombo e gli amici di Giuseppe hanno avvolto nei loro abbracci i genitori (la madre vive ad Altopascio) e i familiari: l’hanno voluto ricordare indossando una maglietta con la foto di Beppe in sella a una moto, sua grande passione.

Un casco da motocicletta sulla bara e i centauri hanno accompagnato Giuseppe nel suo ultimo viaggio. Monsignor Andrea Cristiani, visibilmente commosso, ha celebrato il funerale, sapendo di avere un difficile compito: trovare parole di conforto per la famiglia in un momento così drammatico, dopo una morte così violenta e atroce. «Il dramma della morte – ha detto il parroco – colpisce non solo la famiglia ma tutti. Questa è una sconfitta del progresso e della civiltà».

All’omelia il sacerdote si è fermato a riflettere su quanto la violenza sia sempre più presente nella società. «Preghiamo affinché questa morte non sia inutile ma serva per costruire una società migliore, perché si respira una violenza e una cattiveria che ci addolorano. Se siamo qui – ha aggiunto – è perché abbiamo la consapevolezza che si può uccidere un ricordo ma non l’anima, la sua essenza, la profondità del bene che ha fatto». C’è la speranza che da fatti come quello avvenuto una settimana fa nel Comune di Montopoli Valdarno, dalla morte del giovane, arrivi la giustizia, «le armi distrutte, che mai più alcuna arma venga usata contro un altro uomo».

Lacrime e grandi silenzi hanno accompagnato l’intera cerimonia funebre. Lo strazio dei genitori, il dolore e lo sconcerto di chi, pur conoscendo entrambi i giovani, non aveva mai sospettato neanche una volta che la loro amicizia avrebbe avuto fine in un modo così tragico. Difficile se non impossibile dare una risposta alle tante domande che girano nella mente di chi conosceva Giuseppe

e ancora stenta a credere che se ne sia andato per sempre.

Di fronte a quelle moto schierate davanti alla bara sul carro funebre i genitori e i familiari non trattengono il pianto e cercano di farsi coraggio, tenendosi stretti. —

SABRINA CHIELLINI

Fonte: Il Tirreno