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Caso Antraccoli. Consiglio chiuso per ‘opportunità’

Non è passata inosservata, almeno per i consiglieri di opposizione, la decisione di tenere il Consiglio comunale straordinario sul caso dell’acqua contaminata ad Antraccoli a porte chiuse. A spiegare la ragione di questa decisione è stato lo stesso presidente dell’assemblea di Palazzo Santini, Enrico Torrini.

“La discussione dell’argomento – spiega – avverrà in forma riservata, come previsto dall’articolo 31, comma 5, del Regolamento del Consiglio comunale, in considerazione del fatto che esiste un’indagine della magistratura volta a stabilire eventuali responsabilità”.

Tra i sette iscritti nel fascicolo aperto dalla Procura per determinare l’origine della contaminazione di alcuni pozzi privati – per la quale è stata messa sotto sequestro la stazione di distribuzione del gas di via di Pulecino – c’è anche il capo della società partecipata Gesam Reti, Marco Agnitti. Per questo motivo, il presidente del Consiglio comunale ha deciso di utilizzare la forma riservata prevista – ma non obbligatoria – dal regolamento quando “si devono discutere argomenti che implicano valutazioni che riguardano profili o circostanze tutelati dalle norme sulla privacy”.

E’ proprio la ‘discrezione personale’ a essere stata fonte di indignazione per i consiglieri di centrosinistra nei giorni scorsi, che avevano persino interpellato il prefetto per far sì che quella riunione, richiesta da mesi, venisse finalmente convocata. E così, di fatto, è stato fatto. Solo che, in commissione capigruppo, si è ritenuto più appropriato tenere la riunione a porte chiuse, con i soli interventi previsti di sindaco, presidente e consiglieri comunali. “L’incontro – conclude Torrini – rappresenterà un importante momento di condivisione e approfondimento con tutti i consiglieri comunali, con l’obiettivo di assicurare la massima collaborazione istituzionale e mettere i Consiglieri nelle condizioni di svolgere un ruolo qualificato nelle interlocuzioni con i cittadini coinvolti nella questione”.

Per l’opposizione, tuttavia, la chiusura delle porte durante la riunione va in direzione opposta. “Prevenire una discussione aperta e partecipativa – replicano i consiglieri – non fa altro che aumentare i dubbi, allontanare i cittadini e le cittadine dalla giusta fiducia che dovrebbero sempre avere nei confronti delle proprie istituzioni e soprattutto non risponde al vero bisogno che abbiamo di fronte: fare tutto il possibile per proteggere le famiglie lucchesi, che devono essere sempre al centro della nostra azione e dei nostri interessi”.

Jessica Quilici

2026-05-24 05:36:00