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Un vuoto appare l’appello per riportare l’Inferno di Gianfranco Rontani a Lucca

Ritorna alla ribalta l’artista lucchese Gianfranco Rontani.

Il celebre ‘pittore delle donne’, insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica nel 1988, nacque nel 1926 e morì a Lucca nel 2018. Nonostante fosse considerato uno dei più grandi artisti della pittura contemporanea italiana del suo tempo, dopo un lungo percorso artistico di più di 56 anni, trascorse gli ultimi sfortunati anni della sua vita in gravi difficoltà economiche. Questo ha gettato nell’oblio la sua figura, che è rimasta nell’oscurità per molto tempo. Quest’anno, nel negozio Intimo Comparini di Corso Garibaldi, abbiamo nuovamente incontrato Laura Scagnellato e Flavia Garavelli. Nipoti di Rontani, che era loro zio, e cognate tra loro, sono titolari e socie del celebre negozio lucchese.

Nel nostro primo incontro abbiamo rivolto l’attenzione principalmente alla figura di Gianfranco Rontani in occasione del centenario della sua nascita. Le nipoti di Rontani hanno anche lanciato un importante appello per riportare a Lucca il suo lavoro più famoso. In particolare, Scagnellato ci ha detto di aver inviato una email al Comune di Lucca, alla persona del sindaco Mario Pardini, per richiedere un incontro o sollecitare l’interesse da parte del Comune di Lucca per recuperare i dipinti dell’Inferno di Rontani. La sua opera più significativa, vero dono dell’artista alla città di Lucca, si trova da più di un decennio in un magazzino del Comune di Latiano, in provincia di Brindisi. Qui, per il 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri, Rontani aveva organizzato la mostra pittorica intitolata L’Inferno di Dante.

Gianfranco Rontani, Inferno

“Il Comune di Lucca a cui ci siamo rivolte – racconta Laura Scagnellato – ci ha risposto via email che non è interessato al recupero dei dipinti dell’Inferno. Non può assolutamente farsi carico dei debiti del nostro zio Gianfranco. Siamo molto dispiaciute di ciò – rivela – riteniamo che alcune opere come quelle di nostro zio potrebbero avere un enorme valore e, se esposte permanentemente, siamo sicure che con piccoli biglietti d’ingresso si potrebbero facilmente recuperare i soldi dei debiti. Non capisco – continua – perché non si prenda in considerazione questa possibilità. Gianfranco Rontani era un artista lucchese, molte delle sue opere sono state realizzate a Lucca. E nostro zio, con la sua arte, ha anche fatto conoscere la città. Il suo Inferno, dopo la mostra allestita nella chiesa di San Cristoforo, è stato visitato da oltre 300 mila persone. L’amministrazione della nostra città – aggiunge – però non vuole investire soldi. Tra l’altro, mio marito Stefano sarebbe disposto a prendere un camion e andare a Latiano per riportare a Lucca i dipinti, ma senza doverli poi mettere in un garage. A Lucca, per esempio, mentre Donatella Buonriposi era a capo del Provveditorato, c’era l’ipotesi di esporre le opere dell’Inferno di Rontani sotto il loggiato del Real Collegio.

Laura Scagnellato ci svela un aspetto importante della vicenda delle opere dell’Inferno di Rontani. “Abbiamo ricevuto – rivela Laura Scagnellato – una formale ingiunzione di ritirare entro 30 giorni le 34 opere del maestro Rontani depositate dal 2015 nel Comune di Latiano. Arriva dal responsabile dei beni culturali dell’amministrazione locale pugliese, che ci contesta formalmente la situazione di stallo persistente relativa alle opere, attualmente custodite in locali comunali. Nonostante i ripetuti solleciti e le richieste avanzate dall’amministrazione comunale per consentire la restituzione delle opere, la loro permanenza risulta ormai incompatibile con le esigenze dell’ente, “causando un effettivo pregiudizio organizzativo e patrimoniale per il Comune di Latiano”. Siamo stati formalmente intimati come eredi del maestro a ritirare i dipinti entro e non oltre il termine di 30 giorni dalla ricezione dell’ingiunzione. In caso di mancata risposta e di azioni concrete, è stata prospettata l’azione legale, compresa quella di rivalsa dei costi di custodia per l’occupazione prolungata degli spazi comunali e per qualsiasi danno subito dall’ente”.

“A Latiano – dicono Scagnellato e Garavelli – avrebbero trovato anche spazi espositivi per utilizzare i dipinti, ad esempio un grande e antico trullo del ‘600 ad Alberobello. Solo che il Comune non può spostare un bene che gli è stato consegnato senza il permesso del proprietario. Noi e tutti i nostri parenti, però, abbiamo rinunciato all’eredità perché nostro zio aveva dei debiti. Ci troviamo – sottolineano – di fronte a un grande ostacolo. Non c’è nessuno che possa firmare e allo stesso tempo il Comune di Latiano non può più conservare le opere”.

“Le soluzioni che si prospettano potrebbero essere due – dicono Garavelli e Scagnellato – O noi, come familiari, rinunciamo definitivamente all’eredità e a Latiano fanno essenzialmente ciò che vogliono con le tele. Oppure il Comune di Lucca trova uno stratagemma, un vero e proprio precedente per muovere i dipinti. Riteniamo quindi importante che il Comune di Lucca si metta in contatto con il Comune di Latiano per mostrare che stanno muovendo le acque. Sarebbe bello che nostro zio fosse riscoperto da un ente pubblico o privato per il giusto valore che aveva anche ai suoi tempi. “Lui – prosegue Scagnellato – era un artista quotato. Ricordo che di recente ci è stato chiesto se esiste un suo archivio con la numerazione dei quadri per certificare eventuali opere ritrovate. Ho dovuto rispondere che non so se esiste ancora”.

Le nipoti di Rontani erano presenti anche con la giornalista italo-scozzese Daniela Garavelli, per gli amici Dani. Parente da parte di padre di Flavia Garavelli, è in Italia alla ricerca delle sue radici, in particolare per ricostruire la storia del padre nato ad Arezzo. Ma anche per cercare di riportare alla luce una figura come quella di Gianfranco Rontani. Anche lei, che lo ha conosciuto durante i momenti di massimo successo, ritiene ingiusto che sia calato un immeritato oblio su di lui. Daniela Garavelli ricorda le sue visite durante l’infanzia ai vari studi di Gianfranco Rontani, soprattutto a Lucca. “È un peccato che a Lucca non sia ricordata la figura di un grande artista come Gianfranco Rontani. Non capisco il motivo. La chiesa di San Lazzaro, dove è presente un dipinto del maestro, è chiusa e non so a chi rivolgermi per visitarla. C’è un altro importante dipinto di Rontani a Capannori, nella chiesa di San Quirico e Giulitta, intitolato La Resurrezione di Cristo alla presenza della Madre. Fortunatamente – sottolinea Daniela Garavelli – potrò ammirare quest’opera senza problemi”.

Infine, Flavia Garavelli e Laura Scagnellato rivelano una possibile pista per trovare altre informazioni sul valore che il lavoro e le opere del loro indimenticabile zio hanno lasciato. “Nostro zio Gianfranco – ricordano – era molto famoso in passato. Ha avuto un grande successo in Lombardia e a Milano, dove possedeva due appartamenti e studi. Qui è stato conosciuto da molte persone, così come a Lugano, dove viveva nello stesso palazzo del pilota di Formula Uno Cley Regazzoni. Era molto amico, tra l’altro, del Questore di Milano di allora e veniva invitato anche da persone importanti dell’epoca a partecipare a mostre, manifestazioni o eventi. Quindi potrebbe esserci una importante traccia di nostro zio anche a Milano. Dal ’62 al ’77, supponiamo, prima che iniziasse a lavorare all’Inferno”.

2026-04-11 10:14:00