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Lucca rilegge San Davino alla luce del presente

Accolto quando era ferito e bisognoso, il pellegrino armeno trasformò l’aiuto ricevuto in un servizio per gli altri. In occasione della memoria liturgica del 3 giugno, una settimana di incontri a Lucca ha riletto la figura di San Davino non solo come espressione di devozione, ma come un’occasione per riflettere sulla santità, sulla memoria e sul valore dell’incontro

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

A Lucca, la memoria di San Davino non si esaurisce nella sola devozione. Intorno al pellegrino armeno, morto nel 1050 e venerato da quasi un millennio nella chiesa di San Michele in Foro, si è sviluppato un percorso recente che rilegge la sua figura come un’occasione di riflessione sul presente.
L’idea è nata da una domanda che Don Lucio Malanca, parroco della comunità del centro storico di Lucca e promotore dell’iniziativa, ha posto quando ha ricevuto il compito di pastorale di questa chiesa, circa dieci anni fa. “Ero interessato a capire come attualizzare le tradizioni evitando una semplice riproposizione del devozionale, ma salvaguardando il loro significato”.

Un pellegrino, un ospedale, una vita

Davino si presta particolarmente a questo esercizio. Secondo la tradizione, il pellegrino armeno aveva lasciato la sua terra per visitare i luoghi santi del cristianesimo. Dopo aver visitato la Terra Santa e Roma, diretto verso Santiago di Compostela, si fermò a Lucca, ferito e malato. Fu accolto nell’ospedale di San Michele, dove negli ultimi mesi ricevette cure e si dedicò ai malati e ai poveri.
Recenti indagini paleopatologiche dell’Università di Pisa sulle sue spoglie hanno trovato tracce compatibili con le fonti agiografiche: segni di ferite e di cure ricevute durante la vita. Ma oltre agli aspetti storici e scientifici, è il significato umano della sua storia che colpisce ancora oggi.

Chiesa di Sant'Alessandro Maggiore a Lucca, dove si è tenuto l'incontro del 12 giugno dedicato a San Davino.

Chiesa di Sant’Alessandro Maggiore a Lucca, dove si è tenuto l’incontro del 12 giugno dedicato a San Davino.

Chi è accolto diventa accogliente

“San Davino incarna chi, una volta accolto, diventa a sua volta accogliente”, osserva don Lucio. Questa definizione riassume la storia del santo: arrivato bisognoso, trasforma l’aiuto ricevuto in servizio agli altri. In questa prospettiva, il santo non viene proposto solo come oggetto di devozione, ma come un’occasione per riflettere sulla vita cristiana. Il suo percorso mostra come l’incontro con l’altro possa trasformare una persona e come la stessa fragilità possa diventare un’occasione per servire. È questa capacità di mettere in discussione il presente che, secondo Don Lucio, mantiene viva la memoria dei santi.
Davino non è commemorato solo perché era un pellegrino o uno straniero. La sua esperienza mostra come l’accoglienza possa generare responsabilità, come chi riceve possa a sua volta diventare un dono per gli altri. Non una memoria da conservare sotto vetro, ma una storia ancora in grado di sollevare domande e provocare il presente.

L’incontro con l’Africa

Da qui la scelta di affiancare alle celebrazioni liturgiche incontri di carattere storico, antropologico e culturale. L’obiettivo non è spiegare chi era il santo, ma lasciarsi interrogare dalla sua esperienza attraverso diversi punti di vista. Tra questi, l’incontro con Filomeno Lopes, giornalista e scrittore della redazione portoghese di Africa Radio Vaticana, che ha presentato una lettura della figura di Davino incentrata sull’incontro tra persone e culture diverse.
“L’essere umano rimane sempre l’unico rimedio per un altro essere umano”, ha affermato Lopes. Per lui, Davino è soprattutto colui che lascia le proprie certezze e scopre che la vita dipende dall’incontro con gli altri. Non è solo uno straniero accolto, ma una persona che trova nella relazione la possibilità di esprimere pienamente la propria vocazione.

Filomeno Lopes.

Filomeno Lopes.

La sua riflessione sul dialogo è stata particolarmente significativa: “La tua soluzione non sarà mai la mia, la mia non sarà mai la tua. C’è la tua soluzione, la mia soluzione e quella giusta che solo Dio conosce”. È un invito a riconoscere il limite del proprio punto di vista e ad accogliere la complessità della realtà. D’altronde, come ricorda lo stesso don Lucio, Davino arrivò a Lucca dopo aver attraversato mondi diversi, portando con sé uno sguardo differente rispetto a quello dei suoi contemporanei.
Lopes ha definito il santo una sorta di ‘antenato’: una presenza che continua a parlare al presente e a orientare il cammino delle comunità. “Io sono il vostro ieri e parente del vostro domani nell’oggi”, ha affermato, evocando una concezione diffusa in molte culture africane. Da qui nasce anche l’immagine del baobab, l’albero simbolo di molte culture di quel continente: radici comuni e rami molteplici. “Non esiste una cultura, esistono culture”, ha osservato, sottolineando che l’incontro non annulla le differenze ma permette di riconoscerle.

Una domanda, non solo un ricordo

Questo è forse l’aspetto più interessante dell’iniziativa di Lucca. In un’epoca in cui la memoria religiosa a volte corre il rischio di ridursi a consuetudine o a richiamo identitario, la figura di San Davino viene proposta come una domanda rivolta al presente. Non è semplicemente un santo da ricordare, ma una vita da interrogare.
La questione che attraversa l’intera settimana dedicata al pellegrino armeno è fondamentalmente semplice: come può una vita vissuta quasi mille anni fa continuare a parlare agli uomini e alle donne di oggi? La risposta non si trova solo nei racconti dei suoi miracoli o nella devozione che continua ad avvolgere la sua memoria. Si trova nella sua esperienza concreta di fragilità, accoglienza e servizio.
Perché la devozione, quando si limita al gesto esteriore, rischia di diventare un’abitudine; mentre quando diventa un confronto con un’esistenza che ancora ha qualcosa da dire, la memoria diventa un’esperienza viva. E il pellegrino arrivato dall’Armenia quasi mille anni fa continua a camminare accanto agli uomini del nostro tempo.

2026-06-15 11:46:00