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Lucca, il bar è chiuso per rissa (per 20 giorni): ma il paese non ci sta e scrive al questore

LUCCA. Nei giorni passati, la misura di chiusura è stata applicata, a seguito di litigi che sono degenerati in risse e violenze, nonostante l’intervento ripetuto delle forze dell’ordine. Una misura prevista dalla legge che non ha risparmiato il bar Cendora a Sesto di Moriano. Una pausa di venti giorni. Una misura severa, ma niente fuori dal comune. Se non fosse per il fatto che per quel bar, per la sua proprietaria, scatta la mobilitazione dell’intera comunità: raccolta di firme e lettera al capo della polizia. Con una richiesta: riaprirlo.

La lettera

La lettera è stata firmata da 235 residenti della zona, clienti del bar, con l’intento di far conoscere alle autorità “la vera natura di quel posto e della signora Caterina che lo gestisce”, si legge nella lettera. “Chiunque entra in questo bar è immediatamente colpito da un’atmosfera accogliente e familiare, tipica dei bar di un tempo. Melodie di pappagalli, un pianoforte, una libreria a disposizione dei clienti. Sulle pareti ci sono esclamazioni sentite pronunciare in dialetto locale, quelle piene di semplicità e saggezza che ascoltavamo dai nostri nonni. Una tra le molte: “più in là che un pote’ un c’è paese”. Questo clima è indubbiamente merito di Caterina, che non si limita a preparare gli ordini ma accoglie la persona che sta in ogni cliente”, scrivono i residenti.

Le motivazioni della lettera

“Caterina non si limita a saper ascoltare e mantenere il riserbo. Fa molto di più: aiuta gli anziani a utilizzare i servizi online, si rende disponibile per portare loro i farmaci dalla farmacia locale e offre il suo locale come rifugio dal caldo… Caterina non è solo una barista: con il suo Bar Cendora, è un vero baluardo sociale e di aiuto in una città che è stata ancora più isolata dalla chiusura del ponte”. I firmatari sanno bene che, qui come in altri posti, non mancano “persone violente e maleducate”, ma aggiungono: “vorremmo tuttavia offrirle (al capo della polizia, ndr) una visione diversa e più profonda rispetto all’idea che la signora possa aver tollerato queste presenze in passato”.

Nel frattempo, precisano, si tratta di “una donna che gestisce da sola un locale pubblico. Lontana dal tollerare la violenza, è la prima ad essere esposta al pericolo tanto che, dopo aver rifiutato di servire alcol a clienti ubriachi, ha subito la distruzione del locale esterno per vendetta”. In altre parole, da sola non può “opporre resistenza a comportamenti aggressivi e pericolosi. Il suo non è tollerare, è proteggere la propria sicurezza”.

Da qui la richiesta al capo della polizia: “riflettere sull’effetto collaterale di questo specifico provvedimento: il risultato pratico è che la vittima, colei che ha chiesto aiuto, è quella che paga il prezzo maggiore”. E non solo: “la preclusione dell’unico spazio sociale di Sesto di Moriano è l’altra conseguenza che ricade sui cittadini civili che trovano conforto in quel bar”. “Le chiediamo – concludono – di riconsiderare la misura di chiusura del locale e, in ogni caso, quando si riaprirà, di non lasciare sola Caterina e di considerare il Bar Cendora non come un problema di ordine pubblico ma come un bene della comunità da proteggere insieme”.

2026-08-02 23:03:00