
Lucca, 14 luglio 2026 – Nessun comando, solo un istinto coraggioso – e soprattutto contagioso – che li ha spinti a tuffarsi improvvisamente in acqua, in camicia e cravatta, uno dopo l’altro. Anche l’ufficiale lucchese Piergiorgio Andreucci dell’Accademia di Modena era presente, insieme ad altri cinque colleghi e sottufficiali, nel gruppo di soccorso spontaneo che domenica ha salvato la vita di un quarantunenne finito in acqua con la sua auto e rimasto intrappolato all’interno, sul molo Audace di Trieste.
“Eravamo lì in attesa di fare una visita storica nella città con i nostri allievi ufficiali cadetti”, ha raccontato Andreucci, contattato telefonicamente da La Nazione. “Stavamo parlando tra noi quando, improvvisamente, abbiamo visto un’auto dirigersi a velocità moderata verso il molo e precipitare subito dopo in acqua. È stato un attimo”. Nel momento successivo, i militari stavano già nuotando per raggiungere il quarantunenne.
“Senza pensarci due volte e senza nemmeno toglierci i vestiti, ci siamo tuffati. Avevamo visto che a bordo c’era un uomo incosciente”, continua. “La nostra unica priorità, senza riflettere sul ruolo che svolgevamo in quel momento, era salvare una vita umana. Ci siamo gettati in acqua, abbiamo cercato di raggiungere l’auto il più rapidamente possibile e lì, collaborando insieme, siamo riusciti a estrarre l’uomo dall’abitacolo. Ci ha agevolati il fatto che il finestrino fosse parzialmente aperto”.
Una corsa contro il tempo, come si può vedere dai numerosi video girati da un molo incredulo. “L’auto è affondata subito dopo che siamo riusciti a estrarre il corpo”, aggiunge. “Continuando a lavorare come una squadra, siamo riusciti a portarlo a riva sul molo, dove è stato preso in carico dai soccorritori arrivati sul posto. Sono riusciti a rianimarlo parzialmente e poi l’hanno trasportato in ospedale”. A spingerli in acqua non c’era alcun comando, solo il contagio del coraggio.
“Ci siamo tuffati uno dopo l’altro. Ognuno dava forza a quello che seguiva”, racconta. “Non c’è stato un ordine formale, solo un incoraggiamento iniziale dal tenente De Giuseppe, e poi mi sono tuffato io seguito da tutti gli altri”. Un gesto che molti hanno definito eroico.
“Dire eroi è esagerato, la reazione è stata abbastanza istintiva”, conclude. “La formazione militare ci prepara a prendere decisioni immediate in situazioni di difficoltà e di pericolo, senza pensare troppo alle conseguenze personali. Ma certamente, siamo felici che una vita sia stata salvata”.
2026-07-14 18:52:00