
Un detenuto di 40 anni è stato trovato morto nella sua cella nella prigione di Lucca. La tragedia si è svolta ieri, mercoledì 15 luglio, quando gli ufficiali della Polizia Penitenziaria hanno scoperto la situazione e hanno immediatamente attivato i soccorsi. Tutti i tentativi di salvarlo, tuttavia, si sono rivelati inutili.
Da quanto emerso, l’uomo, di origine straniera, si sarebbe suicidato.
La notizia ha riportato l’attenzione sulle condizioni delle carceri e sulle difficoltà nella gestione dei casi più vulnerabili all’interno dei penitenziari.
A intervenire sulla vicenda è stato Francesco Oliviero, segretario regionale della Toscana di Sappe, Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, che ha espresso solidarietà ai colleghi coinvolti e ha evidenziato le criticità del sistema.
“Un dramma che si sarebbe potuto evitare” – ha dichiarato – nonostante l’attenzione e la professionalità degli ufficiali in servizio, che avevano monitorato l’uomo fino a poco prima del gesto, non è possibile affidare situazioni così complesse e instabili unicamente alla vigilanza della Polizia Penitenziaria.”
Secondo il sindacato, sarebbero necessari più strumenti e un rafforzamento del sostegno sanitario e psicologico per affrontare i problemi che possono emergere nelle prigioni.
Il carcere di Lucca torna così al centro dell’attenzione dopo le recenti segnalazioni dell’associazione Antigone, che aveva evidenziato il grave problema del sovraffollamento nella struttura lucchese, indicandola tra quelle con un tasso superiore al 200%.
Una nuova tragedia che riapre il dibattito sulle condizioni di vita dei prigionieri e sulla necessità di interventi strutturali nel sistema carcerario.
Il detenuto, spiega il sindacato, ancora da processare e rinchiuso nella struttura dal 2 luglio scorso, mostrava segni di instabilità e grave disagio, già evidenti dall’udienza di convalida e continuati con ripetuti episodi di aggressività verso altri prigionieri e il personale. Nonostante un recente ricovero in ospedale, l’uomo è stato dimesso perché non ritenuto clinicamente da trattare in ambito psichiatrico attivo – nonostante avesse aggredito un ufficiale durante il ricovero, causandogli una prognosi di 7 giorni – lasciando così la sua complessa gestione interamente a carico del carcere.
Dopo l’ultimo violento litigio con il compagno di cella, è stato necessario riunire uno staff straordinario composto da medico, psichiatra, educatore e sorveglianza. Considerata la sua forte aggressività e per proteggere la sicurezza degli altri detenuti, è stato disposto il suo trasferimento temporaneo in una cella singola. Poi, poco dopo aver ricevuto assistenza ordinaria e aver acceso una sigaretta con l’aiuto del personale della Polizia Penitenziaria in servizio, l’uomo è stato trovato morto nella sua cella, impiccato con delle lenzuola. Tutti i tentativi di rianimazione da parte degli ufficiali, del medico di reparto e del personale del 118 sono stati inutili, e hanno solo potuto constatare il decesso.
“La morte di un detenuto avvenuta nelle ultime ore nel carcere di Lucca, sulla quale la magistratura farà tutti i chiarimenti necessari, impone a tutta la città una riflessione seria sullo stato del penitenziario e sulla necessità che tutte le figure di garanzia siano pienamente operative. Per questo riteniamo ancora più grave e incomprensibile che, a sei mesi dalle dimissioni del Garante comunale delle persone private della libertà personale, l’amministrazione Pardini e la sua maggioranza non abbiano ancora provveduto alla nomina del nuovo garante”. A dirlo sono le forze della coalizione di centrosinistra del consiglio comunale di Lucca. “Non si tratta di un incarico simbolico o rappresentativo – spiegano -. Il Garante è uno strumento indispensabile per la tutela dei diritti, l’ascolto, la connessione tra istituzioni, direzione del carcere, detenuti, personale penitenziario, operatori e famiglie. In un momento in cui il sistema carcerario sta attraversando una profonda crisi, lasciare vacante questo ruolo significa rinunciare a una salvaguardia fondamentale. Negli ultimi mesi sono stati numerosi gli allarmi lanciati da chi conosce in prima persona la realtà carceraria lucchese. L’associazione Antigone ha denunciato la persistenza delle criticità del sistema carcerario italiano, incluso quello lucchese, mentre il Garante dei detenuti della Toscana ha definito la situazione degli istituti della regione “indegni di un Paese civile”, parlando di un sistema ormai al collasso tra sovraffollamento, mancanza di personale e condizioni di vita sempre più difficili. Una situazione rispetto alla quale il Governo ha deciso di non intervenire”. “Anche il carcere di Lucca non è estraneo a queste problematiche e proprio per questo avrebbe bisogno di un Garante pienamente operativo, capace di svolgere un ruolo di vigilanza, dialogo e proposta. Come forze di centrosinistra presenti in Consiglio comunale chiediamo che l’amministrazione metta immediatamente fine a questo incomprensibile ritardo e proceda senza ulteriori rinvii alla nomina del nuovo Garante dei detenuti. Le istituzioni si misurano soprattutto nei luoghi più fragili della nostra società. Il carcere è uno di questi. Garantire i diritti dei detenuti significa garantire la dignità dello Stato e il rispetto dei principi costituzionali. Non possono esserci ritardi o indifferenze su questo”.
2026-07-16 09:47:00