
Lucca, 17 luglio 2026 – Due decessi in meno di ventiquattro ore nel prigione di Lucca. Un evento tragico che mette nuovamente sotto i riflettori il carcere San Giorgio, da tempo in lotta con condizioni sfidanti.
Le due morti
Il primo decesso risale a mercoledì mattina. Un giovane prigioniero di 24 anni, di origine straniera, arrivato in città da solo due settimane dopo un arresto a Viareggio, è stato scoperto impiccato nella sua cella. Secondo una prima ricostruzione, avrebbe usato delle strisce strappate da un lenzuolo, attaccandole alla grata della finestra. Poco meno di ventiquattro ore dopo, un secondo prigioniero, un trentacinquenne di nazionalità somala, è stato trovato morto nel letto dal suo compagno di cella. In questo caso, l’ipotesi più plausibile è quella di un malore improvviso, ma sarà compito dell’autorità giudiziaria determinare le cause esatte della morte.
Le condizioni del San Giorgio
Due tragedie distinte che inevitabilmente riportano al dibattito sulle condizioni del carcere San Giorgio. Secondo l’ultimo rapporto di Antigone, la prigione di Lucca ha il tasso di sovraffollamento più alto d’Italia: il 247 percento. Il 16 febbraio ospitava 92 prigionieri, numeri che riflettono l’enorme pressione a cui è soggetto l’istituto.
È in questo contesto che si inserisce la presa di posizione di Aiga Lucca, Antigone Toscana, Acli – Radice delle Idee e L’Altro Diritto. “Due vite spezzate in due giorni rappresentano una tragedia che non può essere archiviata come un semplice susseguirsi di eventi cronachistici, ma deve far riflettere la coscienza delle istituzioni e l’intero corpo sociale”. Le associazioni ricordano che ogni suicidio in carcere “costituisce una sconfitta per lo Stato“, ancora di più in un sistema contrassegnato da “mancanza di personale, insufficienza dei servizi di salute mentale” e dalla crescente difficoltà nell’assumere quella funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione.
Ogni suicidio in carcere è una sconfitta per lo Stato
Da qui nasce la richiesta che “il problema dell’esecuzione della pena sia posto al centro dell’agenda politica”, affrontando “le cause strutturali della crisi del sistema carcerario”: dal “ricorso eccessivo all’incarceramento” al potenziamento della assistenza sanitaria e psicologica, fino al rafforzamento del personale e alla promozione delle misure alternative quando permesso dal sistema giuridico. Il documento include anche un’altra denuncia che persiste da mesi: l’assenza, dal novembre 2025, del garante per le persone private della libertà personale.
I volontari, osservano le associazioni, sono “silenziosi testimoni dell’incessante impegno del personale costretto a combattere con il sovraffollamento e la mancanza di interesse e investimenti da parte delle istituzioni”. Una situazione che “lascia il segno nella popolazione detenuta e nei professionisti che fanno di tutto per prevenire queste tragedie impugnando le armi smussate che sono a loro disposizione”.
“Non è più sufficiente limitarsi a esprimere il cordoglio ogni volta che una persona muore dietro le sbarre”, concludono le quattro associazioni. Le indagini seguiranno il loro corso. Due giovani vite spezzate in meno di ventiquattro ore: San Giorgio torna a raccontare, nel modo più drammatico, tutte le sue fragilità.
2026-07-17 02:26:00