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Artigiani, in Toscana quasi 40mila in meno in dieci anni. Lucca e Prato tra le province più colpite.

Firenze, 14 agosto 2026 – Quasi 40mila artigiani persi in dieci anni e oltre 6mila solo nel 2025. Questo è il bilancio della Toscana fornito dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che riporta un impoverimento progressivo del settore. Nel 2015, i titolari, i soci e i collaboratori familiari delle imprese artigiane erano 146.746, mentre nel 2025 sono scesi a 107.380. In un decennio si sono persi 39.366, pari al 26,8%. Una flessione superiore alla media italiana, che nello stesso periodo si è attestata al 25,1%, posizionando la Toscana al sesto posto tra le regioni più colpite, dopo Marche, Umbria, Emilia-Romagna, Piemonte e Abruzzo.

Le statistiche della Cgia, basate sui dati Inps, includono proprietari, soci e collaboratori familiari. La riduzione potrebbe quindi dipendere dalla chiusura delle attività, ma anche da fusioni, acquisizioni e trasformazioni aziendali.

In un anno perduti oltre 6mila artigiani

Il numero degli artigiani toscani è passato da 113.512 a 107.380 tra il 2024 e il 2025, con una perdita di 6.132 persone e una contrazione del 5,4%. Un risultato peggiore della media italiana, pari al 5,1%, che colloca la Toscana al quarto posto ex aequo con il Piemonte per la diminuzione annuale più intensa. Solo Marche, Emilia-Romagna e Umbria hanno fatto peggio. Tutte le province toscane sono interessate dal fenomeno. Le situazioni più difficili sono a Lucca e Prato, rispettivamente al quinto e al sesto posto della classifica nazionale della Cgia. Entrambe perdono il 7,1% degli artigiani: Lucca passa da 12.760 a 11.850, perdendo 910 artigiani, mentre Prato scende da 10.485 a 9.738, con 747 persone in meno. Subito dopo si trova Massa-Carrara, settima in Italia: il numero di artigiani si riduce da 5.423 a 5.052, con una perdita di 371 unità e un calo del 6,8%.

I dati delle altre province toscane

Pistoia si classifica al 26esimo posto a livello nazionale. Nel 2025 conta 9.408 artigiani, rispetto ai 9.948 dell’anno precedente: 540 in meno, pari al 5,4%. Pisa è 37esima, con una diminuzione del 5,1%. Il numero scende infatti da 11.674 a 11.078, con una perdita di 596 unità. Firenze è al 45esimo posto. Il numero di artigiani si riduce da 30.030 a 28.543, con una diminuzione di 1.487 persone, la perdita più significativa in termini assoluti tra le province toscane, e un calo del 5%. Grosseto è 63esima, con 313 artigiani in meno: da 6.673 a 6.360, pari a un calo del 4,7%. Arezzo, al 72esimo posto, passa da 11.667 a 11.129, perdendo 538 unità e il 4,6%. La contrazione è del 4,3% a Livorno, 81esima nella classifica italiana, con il numero di artigiani che passa da 7.473 a 7.150, per un totale di 323 persone in meno. Siena, 86esima, registra la riduzione più contenuta della Toscana: da 7.379 a 7.072, con una perdita di 307 unità e un calo del 4,2%.

Le cause della crisi dell’artigianato

Secondo la Cgia, le cause della crisi sono la concorrenza della grande distribuzione e delle piattaforme online, l’aumento dei costi fissi, il cambiamento delle abitudini di acquisto e il calo della popolazione nei piccoli comuni. A questi fattori si aggiunge l’invecchiamento degli artigiani, non compensato dall’ingresso dei giovani. Il rischio è che diventi sempre più difficile trovare idraulici, fabbri, elettricisti o serramentisti per interventi di riparazione. Resistono meglio alcuni mestieri legati al benessere, all’informatica e al cibo da asporto, dagli acconciatori agli esperti di social media, fino alle gelaterie e alle pizzerie al taglio.

La Cgia propone un “reddito di gestione” per chi apre o mantiene una bottega nei centri con meno di 10mila abitanti e invita a rafforzare la formazione professionale. 

L’intelligenza artificiale può rilanciare l’artigianato

Secondo l’associazione, l’intelligenza artificiale non farà scomparire gli artigiani. Piuttosto, li dividerà in due gruppi. Il primo è quello “di coloro che utilizzeranno l’AI come un assistente infaticabile. Il falegname potrà avere dieci idee di tavolo in pochi secondi, il muratore preparerà preventivi mentre è ancora al lavoro in cantiere, il ceramista non dovrà più perdere tempo a scrivere post sui social. In questi casi l’AI non ruba tempo: lo restituisce, lasciando più spazio alla vera manualità. Il secondo gruppo è quello di chi si troverà l’AI come concorrente“. “Questo accade soprattutto – spiega la Cgia – dove il prodotto può essere standardizzato: mobili stampati in 3D, abiti fatti su misura pronti in un’ora, grafiche create automaticamente al posto del designer. Qui il rischio è reale, perché costa meno e spesso il cliente non riesce più a distinguere un oggetto fatto a mano da uno realizzato da una macchina”. Chi ce la farà meglio? “Coloro che restaurano – nessuna macchina può riparare un mobile antico -, coloro che lavorano nel lusso su misura, coloro che riparano e coloro che vendono soprattutto un’esperienza: corsi, botteghe aperte al pubblico, la possibilità di vedere il gesto artigianale dal vivo”.

L’indagine Cna: Prato prima in Italia per occupazione artigiana

Un altro punto di vista proviene dall’area studi e ricerche della Cna, attraverso un’indagine basata sui dati Istat. Questa seconda analisi non tiene conto degli artigiani persi nell’ultimo anno, ma misura il peso delle imprese artigiane e dei loro dipendenti sul sistema produttivo di ciascuna provincia.

In Italia le imprese artigiane rappresentano il 21,5% delle imprese attive, mentre i loro dipendenti sono il 13,4% degli occupati nelle imprese. La Toscana mantiene un ruolo di primo piano soprattutto grazie a Prato, che è in cima alla classifica nazionale per l’incidenza dell’occupazione artigiana: il 31,6% dei lavoratori sono impiegati in questo settore.

Dopo Prato si classificano Fermo, Nuoro e Macerata, mentre Arezzo è al quinto posto. Nel comunicato rilasciato dalla Cna non viene indicata la percentuale aretina. Prato detiene anche un altro primato. Tra il 2014 e il 2023 è stata l’unica provincia italiana in cui l’occupazione delle imprese artigiane è aumentata, con una crescita del 2,2%. A livello nazionale, invece, l’incidenza è diminuita del 3,5%. Nello stesso periodo, il peso delle imprese artigiane sull’insieme delle imprese italiane è diminuito del 3,9%.

Cna: “Il problema principale è il ricambio generazionale”

“Questo quadro – dichiara il presidente nazionale della Cna, Dario Costantini – descrive un’Italia in cui l’artigianato continua a essere una componente essenziale dell’economia e dell’identità dei territori. Dove è più forte, sostiene l’occupazione, le comunità, le filiere produttive e la qualità del Made in Italy. Tuttavia, la riduzione registrata nell’ultimo decennio rappresenta un campanello d’allarme che non possiamo ignorare”.

“Il problema principale – continua Costantini – è il ricambio generazionale. Migliaia di imprese sane e con un mercato rischiano di chiudere perché non trovano giovani, lavoratori qualificati o persone disposte a prenderne il testimone. Abbiamo bisogno di una formazione più vicina alle esigenze delle imprese, strumenti per facilitare la trasmissione aziendale e condizioni più favorevoli per chi voglia avviare o continuare un’attività artigiana”. “Difendere l’artigianato – conclude Costantini – non significa conservare il passato, ma proteggere e rinnovare un patrimonio di competenze difficilmente riproducibili. Una volta chiusa una bottega, perso un mestiere o interrotta una filiera, è estremamente difficile ricostruirli. Per questo motivo, l’artigianato deve tornare al centro delle politiche industriali, formative e territoriali del Paese. La riforma della legge quadro del 1985 rappresenta un passaggio essenziale”.

2026-08-14 12:55:00