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Comparsa dei nomi degli sposi del 1943 su una carrozza d’epoca, turisti cercano la famiglia per restituirla

Lucca, 20 agosto 2026 – Ieri alla redazione de La Nazione di Lucca è arrivata una comunicazione un po’ insolita, ma che dietro poche righe nascondeva una storia affascinante. A scrivere sono stati due turisti ferraresi che, durante una visita a Lucca lo scorso marzo, si sono imbattuti in un piccolo oggetto capace di riportarli indietro nel tempo. Girando per la città, i due erano entrati in una bottega di antiquariato e avevano acquistato il modellino di una carrozza. Niente di particolarmente strano, almeno fino al ritorno a casa. Dopo averlo scartato e sistemato su un mobile, infatti, si sono accorti di una piccola incisione: «Marcello e Anna, 7 marzo 1943». Una data, due nomi e inevitabilmente una domanda: a chi era appartenuta quella carrozza? Dopo alcune ricerche siamo riusciti a dare un nome e un cognome ai due sposi che, in quel lontano 1943, si erano promessi amore eterno. Erano Marcello Menegoni e Anna Maria Ragghianti, entrambi lucchesi. Di loro, almeno per il momento, non sappiamo molto altro. Ed è proprio da qui che vogliamo proseguire le ricerche: provare a rintracciare i loro familiari e, insieme alla coppia che ha ritrovato la carrozza più di ottant’anni dopo, far tornare quel piccolo oggetto nelle mani della famiglia alla quale un tempo apparteneva.

Un regalo di nozze del 1943 . Turisti lo trovano dal rigattiere . Parte la ricerca degli sposini

Partiamo dall’inizio. Come avete trovato questa piccola carrozza?

“È stato un incontro molto semplice. Io e mia moglie siamo abituati a girare per mercati, rigattieri e negozi di antiquariato. Lo scorso marzo eravamo venuti a Lucca per vedere la mostra dedicata a Boldini. Poi, facendo un giro per la città verso l’ex Manifattura, siamo entrati in quello che definirei più un rigattiere che un antiquario. Abbiamo iniziato a guardarci intorno e a un certo punto mia moglie mi ha fermato perché aveva notato qualcosa di strano”.

La carrozza. Che aspetto aveva?

“È una carrozza di legno, con due cavalli bianchi con i pennacchi. È molto delicata, fatta con un legno leggero ed è chiaramente artigianale. Aveva anche dei piccoli personaggi”.

Ne siete rimasti affascinati.

“Sì, mia moglie ne era rimasta particolarmente affascinata. Siamo due persone che amano queste cose e spesso ci facciamo trascinare. Quando entri in certi negozi, poi, devi prendere le cose al volo e non farti notare troppo se qualcosa ti piace, altrimenti rischi che alzino il prezzo”.

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Ma in quel momento non sapevate ancora cosa nascondesse. Quando avete scoperto l’incisione?

“Una volta tornati a casa, a Ferrara. Abbiamo guardato meglio la carrozza e mia moglie è rimasta subito colpita dalla data: 7 marzo 1943. Non è certo un bel periodo della nostra storia e proprio per questo ci ha incuriosito ancora di più. Ci siamo poi accorti che il tettuccio si sollevava. Dentro c’era lo sposo, fissato con un piccolo chiodo, mentre fuori c’erano il cocchiere e la sposa. Aprendo il tettino abbiamo trovato anche i nomi: “Anna e Marcello oggi sposi”.

Quale funzione pensate che potesse avere?

“Non credo che sia una bomboniera. Per esserlo avrebbe dovuto essere qualcosa di davvero particolare, quasi il matrimonio del duca della Garfagnana! Penso piuttosto che fosse un oggetto realizzato appositamente per gli sposi”.

C’è anche un altro particolare interessante.

“Sì, accanto alla data è disegnata una piccola scaletta con scritto “1/20″. Non sappiamo esattamente cosa significhi. Anche la scelta della carrozza ci ha fatto fantasticare: normalmente una sposa, già all’epoca, sarebbe potuta arrivare in automobile. Magari appartenevano a una buona famiglia. Sono tutte ipotesi, naturalmente”.

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Cosa vi ha spinto a contattare il giornale?

“La nostra speranza è che possa tornare alla famiglia di Anna e Marcello. Se riuscissimo a trovare i loro figli, i nipoti o comunque qualche familiare, saremmo felicissimi di restituirgliela. Potremmo tranquillamente spedirgliela. Ci piacerebbe che tornasse a casa”.

Da come ne parla, però, non sembra la prima volta che un oggetto trovato per caso riesce a incuriosirvi così tanto.

“Assolutamente no. In casa nostra, per esempio, abbiamo persino un sarcofago di un centinaio di chili trovato in un mercatino a Rovigo. Naturalmente è falso, una riproduzione, ma potrebbe avere anche un centinaio d’anni. È lungo circa due metri e mezzo e raffigura il volto di una donna. Evidentemente qualche matto appassionato dell’Egitto se lo sarà fatto costruire sul modello di quelli egiziani”.

Quindi per voi andare per mercatini significa soprattutto cercare storie?

“È proprio questo il piacere. Ogni cosa che trovi ti lascia un ricordo particolare. Alcuni oggetti sembra quasi che ti parlino: quella carrozza, in qualche modo, ci stava parlando. Stava a noi fermarci ad ascoltarla e provare ad andare un po’ più in profondità”.

2026-08-20 07:46:00